La società occidentale è di impronta patriarcale; persino nella religione che maggiormente la rappresenta l’unico Dio è padre. Nel passato, e ancora oggi, i veri capi del mondo sono uomini: vertici di stato, della chiesa, delle strutture aziendali e persino i capifamiglia sono spesso figure maschili. Così non era invece nei millenni precedenti la venuta del Cristo, quando la grande maggioranza dell’umanità era invece costituita da gruppi etnici ad impronta patriarcale: popoli situati un po’ ovunque nel mondo, pacifici, dediti all’agricoltura, che coltivavano di sovente le arti più raffinate come quelle del canto, della danza, della scultura e della pittura. Le loro religioni spesso contemplavano il culto di una divinità femminile, oppure anche di un dio maschile, ma associato a una compagna dalla quale egli poteva trarre la propria energia. La Grande Madre, culto di molti primitivi, è rappresentata non solo come donna feconda o madre, bensì come madre ultima, colei che portando in sé la vita genera tutte le cose.
Il femminile delle rappresentazioni tantriche ci porta a un contatto intenso con la natura alla ricerca dell’identificazione in lei: ogni uomo dovrebbe risvegliare in sé gli aspetti femminili e ogni donna ritrovare nella propria femminilità la forza per affiancarsi all’uomo nel compito difficile di riportare armonia. Attraverso lo Yoga e le asana che simboleggiano le grandi divinità femminili, possiamo, di fatto, acquisire una grande forza, trasformando l’aggressività in energia positiva e ritrovando le radici di una personalità accogliente, duttile, pacifica e guerriera nel contempo, indipendentemente da donne e uomini.
Emblema delle divinità indiane, Durga è forse la più nota e la più discussa di ogni tempo, è creatrice e generosa, eterna sposa e controparte di Shiva, il quale ammette di essere un fantasma inanimato senza di lei; colei che combatte contro ogni male e che nata già adulta e bellissima, protegge i suoi figli con la lotta e contro il potere del male, distruggendo i demoni che disturbano il dharma cosmico e il ritmo pacifico dell’universo. Nella sua successiva trasformazione Durga prende le sembianze di Kali, figura vedica ambivalente che risulta possedere aspetti creativi e distruttivi allo stesso tempo, infatti, diviene una figura peccaminosa e crudele. Descritta sempre come terribile, nera e dai lunghi capelli sciolti, tiene nelle mani armi potenti ed è adorna da una collana di teste e da una cintura di braccia; gocce di sangue sgorgano dalle sue labbra e dalla testa decapitata che tiene in una delle mani. Lei è nuda e scura perché rappresenta la pura energia primaria. La cintura di braccia rappresenta la legge del karma, causa ed effetto nel tempo, la collana di teste è la rappresentazione della continuità del tempo, la testa troncata è l’ego che deve essere reciso per unirsi con il divino. Il sangue che scorre è il prana, i seni opulenti rappresentano la madre che sostiene e nutre tutti gli esseri, la lingua è il suono creativo, le armi sono le qualità che bisogna possedere per sconfiggere la morte; le cavigliere di serpenti, il tempo che ci lega e ci tiene vincolati. Kali, parola che in sanscrito significa “tempo”, è nella sua essenza “eternità”, perpetua trasformazione ed eterno mantenimento.
Ogni cosa cambia e tutto si trasforma; il processo a spirale diviene simbolo di crescita ed evoluzione per andare oltre la forma e il cambiamento. Tale processo ha una visione al femminile in quanto movimento: Kali è, di fatto, azione, ritmo della vita. Ma Kali non è solamente questo, una leggenda narra che presa dal furore della lotta, durante una battaglia, iniziò a danzare sui corpi dei morti delle vittime cibandosi dei cadaveri e bevendone il sangue. Per calmarla e proteggere il mondo, Shiva apparve nelle sembianze di un piccolo bambino piangente, bisognoso di essere accudito dalla madre. A questa visione, Kali interruppe la sua lotta e si chinò a raccogliere e consolare il bambino il quale aveva suscitato in lei il sentimento materno che la distolse dalla cruenta battaglia. Troviamo dunque in Kali una commistione di elementi, uno shock delle apparenze, un comportamento non convenzionale, in contrapposizione alle normali consuetudini. Lei provoca e, nel contempo, invita a reagire contro le strutture e gli schemi mentali. Per citare le parole di una studiosa di cultura indiana, Marilia Albanese, “l’India da tempi memorabili celebra questa Shakti, energia cosmica, grembo, nutrimento e tomba dell’universo”. Lo fa attraverso l’adorazione di numerose “figure femminili” in quanto consapevole che “la dea è l’immagine più cara agli uomini per i suoi aspetti materni, ma anche per quelli più terrificanti perché la morte in ambito indù è il passaggio indispensabile verso la rinascita alla vera vita”.
Esistono altre rappresentazioni femminili di culto, tra cui Parvati figlia della montagna sacra, l’Himalaya, dolce benevola e conservatrice, Sarasvati, dea della conoscenza e delle arti, come letteratura, musica, pittura e poesia, ma anche della verità e del perdono, la devota e casta Sita, moglie di Rama, supremo esempio di fedeltà che ben conosceva il patire e l’umiliazione, ma incarnava a un alto livello simbolico e spirituale i valori e lo spirito della non-violenza, divenuta grazie a Gandhi potente e popolare icona anche dell’India moderna. Come lo Yoga ci insegna, mudra (gesti), asana e pranayama non esercitano solo una funzione fisica ma attivano altri aspetti più “sottili” del nostro essere. Se assumiamo una forma che rappresenta per esempio una divinità, andremo ad agire anche sulle caratteristiche proprie della dea: l’aspetto simbolico e quello fisico si integrano nella disciplina yogica permettendo così un lavoro nel profondo. Ascoltandoci con attenzione riusciremo a percepire quali aspetti del femminile (anche nell’uomo) sono più carenti. Se sentiamo la necessità di agire sulla rabbia e sull’aggressività, lavoreremo sul mantenimento di forme “gentili” e che hanno una giusta azione sul fegato, organo importante e spesso e molto sensibile ai fenomeni emotivi e ad esso correlati. Quando i segnali ci indicano invece una certa propensione alla paura, al timore, alla eccessiva sottomissione cercheremo di agire su forme più aggressive che stimolano anche i reni, organi correlati alla paura, ma anche custodi della vitalità in cui risiede l’energia essenziale dell’essere umano.
IL FEGATO accumula e distribuisce il nutrimento dell’intero organismo e partecipa alla formazione e alla distribuzione del sangue. Produce la bile e filtra le tossine dal sangue appena formato nell’intestino tenue. Quando il fegato è sovraccarico, alcuni di questi veleni possono ritornare in circolo; in questo caso il fegato si gonfia, la sua funzionalità si deteriora e il sangue rimane carico di tossine. Simha Mudra aiuta il fegato a espellere le tossine e a scaricare la rabbia. In ginocchio, seduti sui talloni sollevati da terra, con le ginocchia aperte e le braccia rilassate sulle cosce; inspirate ed espirando vigorosamente dalla bocca e dal naso spingete la lingua fuori dalla bocca, guardando a occhi spalancati la punta del naso e allungando energicamente le braccia e le dita delle mani verso terra. Eseguite 4-5 volte.
I RENI sono ricchissimi di minuscoli vasi porosi che servono a filtrare le tossine e i prodotti di rifiuto del sangue. La loro funzione consiste nel filtrare il sangue e nel convertire i prodotti di rifiuto in urina, mentre gli elementi ancora utili come gli ormoni, vengono nuovamente immessi nel circolo sanguigno. Quando i reni sono sovraccarichi, si produrranno molti prodotti di rifiuto e non potranno più filtrare con efficacia le troppe tossine e una grande quantità di veleni ritornerà nel sangue. Questa condizione forza il cuore a battere più energicamente per aiutare i reni a espellere i liquidi tossici. I reni ospitano le ghiandole surrenali che producono l’adrenalina e sono considerati i controllori delle funzioni sessuali. Abhaja Mudra è il gesto che dissipa la paura. Seduti a gambe incrociate con le mani in grembo e i palmi rivolti al cielo, lentamente portate la mano destra sulla linea della spalla, con il palmo rivolto di fronte. La mano diventerà lo specchio sul quale proiettare tutte le paure, dalle più grandi alle più banali. Al termine, l’avambraccio scenderà e la mano destra tornerà ad appoggiarsi sulla sinistra. Eseguite almeno 5 minuti per osservare attentamente tutte le proprie paure.
- POSIZIONE PER IL FEGATO
- POSIZIONE PER I RENI
1 • MAHADEVI – La grande dea: In piedi a gambe divaricate, inspirando sollevate le punte dei piedi; espirando, ruotateli sui talloni portando le punte verso l’esterno e contemporaneamente flettete le ginocchia spingendo il bacino verso il basso. Inspirando, chiudete i pugni con gli indici che puntano a terra e sollevate lateralmente le braccia; espirando, piegate i gomiti portando gli avambracci verso l’alto. Mantenete per qualche respiro e poi, inspirando, allungate le braccia ed espirando flettete il busto in avanti, parallelo al suolo. Ritornate nella forma precedente prima di lasciare definitivamente l’asana.
2 • PARVATI NATYA – La danza della dea Parvati: In piedi a gambe unite, espirando flettete il ginocchio destro e spingete indietro la gamba sinistra, appoggiando a terra la punta del piede e flettendo anche il ginocchio sinistro. Inspirando, sollevate le braccia in alto ed espirando ruotate il busto verso sinistra, portate il braccio sinistro piegato sulla coscia corrispondente e il braccio destro flesso che contorna il capo. Ripetete sull’altro lato.
3 • DAKINI – Potenza femminile e selvaggia: In piedi a gambe divaricate, inspirando portate il peso del corpo sul piede destro, puntate a terra il tallone sinistro e ruotate il piede di profilo; espirando, flettete il ginocchio sinistro. Inspirando, ruotate il capo verso sinistra e sollevate il braccio sinistro mentre stringete il pugno, durante l’espirazione distendete la mano e flettete il capo verso la spalla. Ripetete sull’altro lato.
4 • KALATRI – Il tempo circolare: In piedi, a gambe leggermente divaricate e flesse e con i palmi delle mani appoggiati sul vertice del capo, ruotate con il bacino disegnando idealmente con l’osso sacro una spirale. Quando siete arrivati alla massima ampiezza del movimento, ritornate al centro, ridisegnando la forma nell’altro senso. Eseguite con attenzione, molto lentamente e ascoltando il respiro che fluisce leggero.
5 • ANJANA – La signora delle scimmie, protettrice della razza umana: In ginocchio, portate in avanti il piede sinistro formando un angolo retto, le mani sono giunte davanti al petto e i gomiti alti. Inspirando, tendete il busto verso l’alto ed espirando spostate il peso del corpo in avanti. Mantenete per qualche respiro e poi allungate le braccia verso il cielo, inarcando la colonna e formando con le mani un triangolo, unendo pollici e indici. Lo sguardo è nel centro del triangolo. Ripetete sull’altro lato.
6 • LAKINI – La dea delle virtù: Seduti sui talloni, allungate indietro la gamba sinistra e raddrizzare il busto. La mano destra è appoggiata sulla coscia destra. Inspirando, allungate il braccio sinistro in avanti ed espirando, portate il dorso della mano nell’incavo del ginocchio sinistro ruotando il busto e il viso. Mantenete per qualche respiro, poi tornate con il busto e il braccio diritti, portate le braccia con i gomiti piegati a terra davanti a voi, appoggiate la fronte sulle mani sovrapposte. Ripetete sull’altro lato.
7 • PARVATA – La montanina sacra: Seduti a gambe incrociate con le mani rilassate sulle ginocchia, inspirando sollevate le braccia distendendole in alto e allungando il busto; espirando, sovrapponete le mani, con i palmi rivolti in avanti. Mantenete l’asana percependo l’allungamento verso il cielo, mentre inspirate, e la pesantezza del bacino, spinto alla terra, durante l’espirazione.
8 • DURGA – La guerriera nella forma propizia e gentile: Seduti con le gambe piegate, i piedi a terra vicino al bacino e le mani che afferrano i piedi. Inspirando, allungate il busto verso l’alto ed espirando divaricate le ginocchia verso terra. Mantenete la schiena ben diritta ascoltando il respiro che scorre lungo la colonna.
9 • SHANKINI – La signora delle conchiglie: Dalla forma precedente, spostate i piedi un poco più distante dal bacino. Inspirando, allungate il busto verso l’alto ed espirando scendete con il busto e la testa verso i piedi. Piegate i gomiti e portate i palmi delle mani al suolo, sotto le gambe, con le punte delle dita che spingono verso il bacino.
10 • KALI CHAKRA – Gesto di manipolazione della base: Proni, portate le braccia davanti al viso, flettete i gomiti, sovrapponete le mani e appoggiatevi sopra il mento. Inspirando, flettete le ginocchia ed espirando portate i piedi a terra, verso sinistra, mantenendo unite le ginocchia e le caviglie. Mantenete, percependo la rotazione del bacino, e ripetete sull’altro lato.
11 • SITA – Il solco: In posizione supina, con le braccia lungo i fianchi, inspirando sollevate le gambe e il bacino ed espirando flettete le ginocchia portandole sulla fronte.
12 • SARASVATI – Colei che purifica e scorre: In posizione supina, puntate le mani e i calcagni a terra. Inspirando, sollevate il bacino e il busto mantenendo le gambe tese e percependo l’appoggio sulla nuca, le spalle, le mani e i piedi che sono spinti completamente a terra. Mantenendo l’asana con respiri calmi, stimolerete tutti i canali energetici del corpo.
- POSIZIONE DI MAHADEVI E PARVATI NATYA
- POSIZIONE DI DAKINI E KALATRI
- POSIZIONE DI ANJANA E LAKINI
- POSIZIONE DI PARVATA E DURGA
- POSIZIONE DI SHANKINI E KALI CHAKRA
- POSIZIONE DI SITA E SARASVATI
A cura di: Silvia Ornaghi
Fonte: Vivere lo Yoga








