I CHAKRA
Esiste una sottile colonna centrale di energia che si compenetra con il corpo fisico; parte dalla sommità della testa e scende sino al perineo. Lungo quest’asse sono posti sette punti nei quali sono concentrate sette energie differenti. Questi centri d’energia (chakra) hanno valenze spirituali, psichiche, chimiche, meccaniche e materiali: intervenendo sui medesimi è possibile raggiungere uno sviluppo spirituale partendo dal corpo fisico; strada che lo Yoga predilige. Non esiste un chakra più importante di un altro, né è possibile fare un percorso evolutivo soffermandosi solo su alcuni di essi, esiste, infatti, una stretta correlazione tra loro. Quando attraverso un’asana, oppure durante una concentrazione mentale prolungata, attiviamo una di queste energie, anche le altre sono coinvolte. Ciononostante, possiamo decidere di potenziare uno di questi elementi singolarmente; d’inverno, quando il clima è freddo e il corpo soffre per un eccessivo abbassamento delle temperature (e persino la psiche ne risente), potrebbe essere utile stimolare il terzo chakra: il fuoco gastrico.
IL TERZO CHAKRA: MANIPURA
Situato nell’area lombare tra la 5a e la 6a vertebra toracica di fronte all’ombelico, prende il nome di Manipura: a città dove risplende il gioiello. Si tratta di un centro infuocato che bruciando libera calore in grado di trasformare a più livelli: il cibo arrivato nell’addome che si trasforma in energia, oppure uno stato di coscienza
che si eleva se ben elaborato. Il fuoco, elemento di Manipura chakra, se ben alimentato può trasformare una sostanza in altra (distrugge per creare). “Se si estrae dell’oro misto a terra, il modo migliore per liberare l’oro dalla terra è attraverso il fuoco, le fiamme bruciano la polvere e liberano l’oro; allo stesso modo la produzione del calore interiore dovrebbe bruciare le impurità racchiuse nelle nostre memorie” (A. Nuzzo).
Simbolo di trasformazione e rinascita, il fuoco è in grado di distruggere la forma materiale per ottenere pura essenza dello spirito. Dal punto di vista fisiologico questo centro controlla le funzioni di stomaco e intestino e il suo centro focale è nel pancreas.
IL FUOCO GASTRICO
La funzione digestiva è controllata dunque da questo plesso il quale condiziona altresì lo stato psichico: pancreas e stomaco sono, infatti, due organi strettamente correlati al pensiero. Ansia e agitazione sono a volte generati da un corpo teso e da contrazioni all’altezza dell’addome; troppe preoccupazioni spesso danneggiano lo stomaco, ma come le discipline orientali ci insegnano, anche i problemi di stomaco possono creare preoccupazioni. Da cinquemila anni ormai si riconosce un legame tra questi organi e l’ansia. Quando il terzo chakra non è integrato, infatti, il pensiero è spesso negativo e ossessivo; diventa difficile trovare una via d’uscita ai problemi. Il costante senso di impotenza causa un’eccessiva preoccupazione, dolore ipocondriaco, irritabilità e procrastinazione. Così come lo Yoga è un’eccellente via per creare armonia in questa zona anche il cibo che si consuma è un elemento fondamentale. Alimenti di origine animale come carne bianca e rossa, uova e formaggi, prodotti da forno come biscotti, crackers, grissini e grandi quantità di pane, creano forti tensioni al corpo soprattutto nella zona del plesso solare e al pancreas in particolare. È fondamentale avere una dieta ricca di cerali integrali con tante verdure e l’uso di più proteine vegetali. Il fuoco gastrico sarà così più facilitato nell’ardere il cibo per trasformarlo in energia riducendo la fase di lavoro intestinale e favorendo un generale benessere.
YOGA E CALORE
Nello Yoga l’attivazione del fuoco avviene soprattutto attraverso forme che stimolano la zona addominale e il diaframma, un muscolo impari, a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale. L’uso consapevole del diaframma aiuta tutti i processi relati al terzo chakra, sede degli impulsi che portano l’individuo ad affermarsi nella vita affrontando le continue sfide dell’esistenza quotidiana. Attraverso una respirazione diaframmatica o un esercizio fisico che coinvolge il diaframma, diventa semplice evitare disagi agli organi addominali; si placano squilibri emozionali quali l’ira (che predispone a ulcere di origine nervosa), mentre l’individuo ritrova la tranquillità. Nello Yoga esiste un termine correlato al fuoco interno: tapas, la cui radice significa “purificare attraverso il calore”. Il calore rappresentato da tapas non è prodotto dall’azione meccanica come muovere velocemente il corpo per scaldarlo; il calore generato dall’attività fisica è un calore momentaneo, mentre il calore generato da tapas è permanente e duraturo nel tempo, fino al raggiungimento della purificazione completa. “Il vero tapas viene generato soltanto attraverso lo sviluppo di una particolare abilità, ovvero quella di escludere dalle nostre azioni fisiche qualunque forma di ripetizione meccanica e automatica e il pensiero che abitualmente affonda le sue radici nel passato”. (A. Nuzzo)
MARJARIAMUDRA
Carponi, inspirando, sollevate il ginocchio da terra distendendo la gamba e volgendo il capo verso l’alto. Espirando, riportate il ginocchio verso la testa che a sua volta si porterà in basso con il mento verso lo sterno.
Eseguite con la stessa gamba per una decina di volte poi ripetete sull’altro lato.
- MARJARIAMUDRA
- MARJARIAMUDRA 2
ANJANASANA
Carponi, portate il piede destro tra le mani e spostate il ginocchio sinistro indietro; abbassate il bacino per trovarvi in posizione di affondo. Inspirando, sollevate il busto mantenendo la posizione per qualche respiro. Espirando, riportate le mani a terra, ai lati del piede. Dopo aver mantenuto la posizione per qualche respiro, inspirando, staccate da terra le mani, sollevate il busto e aprite le braccia di lato inarcando la zona dorsale. Mantenete la posizione per qualche respiro poi, espirando, riportate il busto sulla coscia e le mani a terra. Inspirando, sollevate il ginocchio sinistro in modo da formare una linea retta con il corpo (dal tallone alle spalle). Mantenete la posizione per qualche respiro poi, espirando, riportate il ginocchio a terra. Ripetete sull’altro lato mantenendo gli stessi tempi.
- ANJANASANA
- ANJANASANA 2
- ANJANASANA 3
MAKARASANA
Dalla posizione precedente, sollevate il ginocchio destro e distendete indietro la gamba sinistra. Le mani e le dita dei piedi sono ben appoggiate al pavimento e il corpo è una linea retta (attenzione a non sollevare troppo il bacino).
SADHAKASANA
Seduti sui talloni, inspirando, allungate il busto verso l’alto. Espirando, flettete il busto in avanti appoggiando
dapprima il ventre sulle cosce, poi il petto. Gli avambracci sono a terra e le mani sono unite con i pollici rivolti verso l’alto, la fronte vi si appoggia.
LAKINIASANA
Seduti sui talloni, allungate indietro la gamba sinistra. Inspirando, tendete il busto verso l’alto ed espirando ruotate verso sinistra portando il dorso della mano e lo sguardo nell’incavo del ginocchio sinistro. La mano destra è appoggiata alla coscia. Mantenete per qualche respiro poi, inspirando, ruotate il busto in avanti. Espirando, appoggiate a terra le mani sovrapposte e appoggiatevi sopra la fronte. Ripetete sull’altro lato mantenendo gli stessi tempi.
- LAKINIASANA
- LAKINIASANA 2
NAVASANA
Seduti a terra, con le gambe distese, inspirando, sollevate le gambe e le braccia. Ricercate l’equilibrio a terra
con il bacino che bilancia le forze. Mantenete per qualche respiro, poi flettete le ginocchia e mantenete la posizione ancora per un poco.
- NAVASANA
- NAVASANA 2
GARBHA PADASANA
Incrociate le caviglie e divaricate le ginocchia. Inspirando, sollevate i piedi e infilate le braccia tra le gambe. Le braccia sono flesse e sostengono le gambe.
SHAVASIASANA
Dalla posizione precedente, portate le braccia lungo il corpo mantenendo le gambe piegate. Inspirate raddrizzando la schiena ed espirando appoggiate a terra gli avambracci. Inspirando, allungate un poco verso l’alto la gamba sinistra e appoggiate il piede destro sul ginocchio sinistro. Mantenete per qualche respiro poi ripetete mantenendo
gli stessi tempi sull’altro lato.
GOMUKASANA
Dalla forma precedente riportate la schiena diritta. Piegate la gamba sinistra in modo da portare il tallone vicino al gluteo destro, poi piegate la gamba destra sopra la sinistra posizionando il tallone vicino al gluteo sinistro. Inspirando, allungate il busto verso il cielo ed espirando aprite le braccia lateralmente. Inspirando, sollevate
il braccio destro e piegate il gomito in modo da portare la mano sulla nuca poi abbassate il braccio sinistro e piegatelo in modo da agganciare le mani dietro la schiena. Mantenete la posizione per qualche respiro, poi ripetete
mantenendo gli stessi tempi sull’altro lato.
RODASIASANA
Portate a terra i pugni chiusi con le braccia distese. Sollevate il bacino e sistemate i piedi a terra allineati alle mani. Il bacino rimane abbassato e le ginocchia sono piegate. Stirate il fianco destro distendendo il braccio sopra la testa. Mantenete alcuni respiri poi ripetete sull’altro lato mantenendo gli stessi tempi.
SVAHASANA
Con le gambe divaricate e le mani premute sull’addome (con la punta delle dita rivolta verso il basso), inspirate. Espirando, flettete il busto in avanti e appoggiate i gomiti sulle ginocchia. Il respiro è basso/addominale in modo da percepire, attraverso la pressione delle mani, il movimento dell’addome. Mantenete la posizione per qualche
respiro poi alzatevi in piedi.
UDDIYANA BANDHA
Uddiyana bandha è un esercizio del diaframma e delle costole. Quando, nel pranayama, si esegue Uddiyana bandha, viene mantenuta una lieve contrazione dei muscoli addominali durante tutte le fasi della respirazione. In piedi, inspirate profondamente, poi espirate completamente. Non appena percepite di aver svuotato completamente i polmoni, piegatevi leggermente in avanti cercando di sollevare la muscolatura addominale verso il torace. Le gambe, nel contempo si flettono e le mani si appoggiano sulle ginocchia o sulle cosce; le gambe devono essere divaricate. La posizione delle mani è importante non solo perché fungono da sostegno, ma anche perché facilitano l’azione della gabbia toracica e immobilizzano correttamente il collo e i muscoli delle spalle. Il diaframma, di conseguenza, si solleva e tutto l’addome è come risucchiato contro la spina dorsale, assumendo così un aspetto concavo. La posizione flessa del corpo rende più accentuata questa cavità. Quando sopravviene un forte stimolo a inspirare, abbandonate lo stato di contrazione, consentendo al petto di rilassarsi e ai muscoli addominali di ritornare gradualmente alla loro posizione normale: si effettua quindi una normale inspirazione. Si possono eseguire tre o quattro cicli, con facoltà di inserire un periodo di respirazione normale tra un ciclo e l’altro. Ovviamente, la pratica di Uddiyana Bandha esige che lo stomaco e l’intestino siano vuoti. Questo esercizio favorisce la circolazione del sangue nella regione pelvica, attorno all’ombelico e nella parte sacrale della colonna vertebrale inoltre aiuta i muscoli addominali a mantenere tonicità. La costipazione, l’indigestione e altri disturbi addominali vengono eliminati. Uddiyana bandha previene, in particolare, la congestione della zona pelvica e rimuove il grasso eccessivo che si deposita sulla parete addominale. La parola sanscrita uddiyana significa ‘elevare’ o ‘volare in alto’. Questa pratica è così chiamata perché la chiusura fisica applicata al corpo fa salire il diaframma verso il torace massaggiando il muscolo cardiaco. Uddiyana è perciò spesso tradotto come sollevamento dello stomaco. Un altro significato è che la chiusura fisica aiuta a dirigere il prana verso sushumna nadi, così che possa fluire verso l’alto in sahasrara chakra: il luogo dove risiede la chiara visione.
A cura di: Silvia Ornaghi
Fonte: Vivere lo Yoga

















