La rabbia, (con la tristezza, la gioia e la paura) è un’emozione primaria, è uno dei 7 peccati capitali, nonché l’emozione umana più difficile da affrontare, ma anche una delle più interessanti e affascinanti, tant’é che ha ispirato grandi opere letterarie e profonde riflessioni filosofiche.
La rabbia è un sentimento difficile per chi lo vive, per chi lo subisce e per chi ne è testimone perché il suo potenziale distruttivo viene spesso percepito come incontrollabile e agisce indiscriminatamente sia sulle cose immateriali (come le relazioni) che su quelle materiali. Negli eccessi si può arrivare addirittura ad uccidere qualcuno o se stessi. Tutte le emozioni sono per definizione, incontrollabili, se proviamo tristezza o paura, possiamo fare ben poco, ma la rabbia associa il potenziale distruttivo all’incontrollabilità. In questo caso è più rilevante ciò che viene vissuto in potenza, cioè quello che si potrebbe arrivare a fare, che la realtà. Fin da bambini ci insegnano a reprimere la rabbia più che a esprimerla o gestirla. Al contrario, la gioia viene enfatizzata. Non a caso i bambini vengono descritti come anime allegre e portatrici di gioia. Nella norma, la paura viene contenuta, la tristezza consolata, la rabbia additata e condannata. Purtroppo, però, è un sentimento normale, che tutti proviamo anche nelle sue forme più esplosive; la differenza consiste in come lo gestiamo e come, eventualmente, lo trasformiamo. Entrambe le soluzioni sono direttamente dipendenti dalla nostra personalità.
Prendiamo per esempio Achille e Ulisse. Entrambi si arrabbiano infinitamente nel corso dei poemi che li vedono protagonisti, il sentimento è lo stesso. Achille però ha una reazione non mediata dalla ragione e agisce d’impulso, Ulisse, invece, è un astuto calcolatore, che escogita un piano ben articolato per rimpossessarsi del proprio regno. Entrambi sfruttano l’energia derivante dalla loro emozione per compiere gesti utili alla loro causa. La rabbia è un’energia potenziale in grado di mobilitare risorse psicologiche efficaci e potenti, è una difesa importante per la nostra incolumità fisica e psichica, è uno degli elementi che stimola la nostra autostima, è un potente segnale di disagio che può farci affrontare i conflitti e risolvere le controversie. Quando la rabbia è collettiva può far lottare per la giustizia sociale. Il rovescio della medaglia è la sua distruttività, la capacità che ha di alterare l’elaborazione delle informazioni e di scardinare i freni inibitori, esponendoci al rischio di non controllare il nostro comportamento. Quando siamo arrabbiati perdiamo la nostra capacità di provare empatia, di guardare con oggettività le cose.
Questo può causare danni alle nostre relazioni, alle volte anche irreparabili. Rabbia, collera, ira, furia, irritazione: per pronunciare queste parole dobbiamo far vibrare la lingua contro il palato; esse hanno un suono duro e vibrante, come i concetti che veicolano. Queste emozioni ci fanno contorcere i nervi, i nostri muscoli si tendono, il sangue scorre più rapidamente e ci gonfia le vene. Ci ritroviamo ad aggrottare fronte e sopracciglia, a digrignare i denti, la nostra faccia si trasforma. Si crea un accumulo di tensione che trova naturale sfogo nell’azione violenta (es. uscire sbattendo la porta, urlare contro qualcuno). Quando una normale emozione diventa patologia? Quando non trova uno sbocco adeguato e costruttivo e, nell’incapacità di gestirla, diventa ossessione. Bruce Wane crea Batman per dare sfogo alla propria rabbia. Vuole vendicare la morte dei genitori. Purtroppo finisce vittima del proprio bisogno, non può fare altro, e questo lo costringe a una vita di profonda solitudine. “V” veicola la rivoluzione non violenta e l’impegno civile, ma si spegne quando la società civile abbraccia il suo disegno di cambiamento. Uno degli esempi di rabbia mal gestita è la rabbia repressa, la frustrazione, il senso di essere a credito nei confronti del mondo. Nel profondo dell’animo si nasconde una parte in ombra, schiacciata, ma che spinge con tutte le sue forze per emergere. La letteratura ha creato personaggi affascinanti ed evocativi attorno alla scissione dell’individuo nelle due parti in conflitto. L’amabile e cordiale Doctor Jekyll si trasforma in Mister Hyde; il timido e introverso Bruce Banner in Hulk. Entrambi sono chiamati ad affrontare la propria ombra che diventa un vero e proprio alter ego distruttivo e di cui devono pagare il prezzo. Anche in casi tanto simili esistono profonde differenze
Bruce convive con la sua parte oscura, cercando di arginarla e questo suo conflitto interiore si riflette sulla natura semplice e non maligna del suo alter ego mentre Mr. Hyde è talmente perfido e fuori controllo che al Dr. Jekyll non resta altra soluzione che uccidersi nel tentativo di fermarlo. Questa semplice digressione ci mostra due facce distinte e due esiti possibili della rabbia repressa. Con Hulk impariamo che la rabbia associata alla bontà e alla volontà di contenimento generano relazioni costruttive anche se difficili. Mr Hyde invece è un monito: ignorando il problema e reprimendo l’emozione, la situazione degenera e può portare a livelli irreparabili. Il rancore è un altro degli esempi più distruttivi di rabbia malsana. Nel VII canto dell’inferno, Dante si trova di fronte agli iracondi, condannati a vivere nel pantano. Completamente sott’acqua però ci sono gli accidiosi, coloro che hanno talmente covato la propria rabbia da trasformarla in rancore e che adesso fanno ribollire la palude con i loro tristi pensieri. Il rancore ci rode dentro, non serve a nulla ed è una delle concause di diverse patologie psicosomatiche che attaccano soprattutto l’apparato gastrointestinale. La rabbia gioca un ruolo fondamentale anche in moltissime forme di depressione: nascosta, profonda, inesprimibile che implode dentro la persona, anziché esplodere. Vale però la pena spendere due parole in più sul connubio rabbia e l’aggressività, poiché sono in realtà due cose distinte. Si può, infatti, essere aggressivi senza essere arrabbiati (per es. un predatore, una persona che si difende, un rapinatore), e ci si può arrabbiare senza essere aggressivi (come nella depressione, o quando si adottano atteggiamenti diversi esprimere la rabbia).
La rabbia è un’emozione, l’aggressività è un comportamento. Resta vero, comunque, che la rabbia può sfociare in un comportamento aggressivo, come già ampiamente stabilito. La conoscenza abbassa la paura che abbiamo delle cose, e un viaggio attraverso la rabbia può farci fare un primo importante passo nella gestione. La rabbia è un’emozione fondamentale per il nostro benessere, riuscire a manifestarla in maniera costruttiva e adeguata significa conoscere a fondo i nostri bisogni e saper costruire relazioni autentiche. Significa però saper anche riparare all’interno di una relazione. La rabbia, infatti, crea uno strappo che deve essere successivamente riparato, con un chiarimento, con un silenzio complice, con un gesto, con delle scuse, quando necessarie. La fase ripartiva è importante tanto quanto quella di confronto, anche acceso. Molte delle difficoltà che proviamo di fronte all’emozione della rabbia nascono proprio dalla sensazione, vera o presunta, che non ci possa essere una riparazione, che l’altro non sarà in grado di ricucire o che noi stessi non saremo in grado di farlo.
A cura di: Dr.ssa Linda Degli Esposti, psicologa psicoterapeuta
Dr.ssa Simonetta Migliorini, psicologa psicoterapeuta
Studio Psicologia Maieutiké, Bologna
Fonte: Vivere lo Yoga
