Akarna Dhanurasana – La posizione dell’arciere

Akarna Dhanurasana – La posizione dell’arciere

L’arco è un’arma antichissima, diffusa in quasi tutte le civiltà del passato. Nella Bhagavad-Gita, il testo sacro indiano, è l’arma di Arjuna, descritto anche come “guerriero dalle forti braccia”.

La pratica del tiro con l’arco è considerata soprattutto uno strumento di elevazione spirituale abbinata a un esercizio di forza e di concentrazione. Lo scopo principale dell’uomo attraverso lo Yoga è quello di evolversi perché, a differenza degli animali, l’uomo ha la capacità di crescere interiormente, come “Anima”. Gesù ci ha indicato la via, affermando che le due verità assolute dell’uomo sono “la Fede e l’Amore”. Se gli esseri viventi sulla terra imparassero ad amare gli altri come se stessi, il mondo sarebbe migliore. Il simbolismo del tiro con l’arco aiuta a comprendere che il momento più prezioso è quello che viviamo ora; il futuro dipende dalle nostre azioni. Il percorso verso l’evoluzione spirituale è lungo e tortuoso.

Come nella pratica, occorre ripetere migliaia di volte l’azione (la postura, il tiro dell’arco) prima di comprendere tutti i segreti ed essere perfetti. Confrontandoci con i nostri fallimenti potremo vivere un terremoto emozionale ma questo sconvolgimento è la prova tangibile che qualcosa sta accadendo nel nostro cuore, e che qualcosa sta cambiando. Continuando a perseverare, ripetendo l’azione all’infinito, diamo prova della nostra presenza. Siamo sulla terra per “essere” e per sviluppare il nostro “Sé superiore”. Un piccolo seme, nascosto nel buio, ma attratto dalla luce, si libera dal suo involucro e cresce verso l’alto, mette radice e si trasforma in albero. L’uomo dovrebbe prendere spunto dal seme e imparare a crescere spiritualmente. Per la crescita personale è importante abbandonare l’orgoglio ma soprattutto l’attaccamento ai frutti dell’azione, come spesso è ripetuto nella Bhagavad-Gita. Una volta scoccata la freccia, l’arciere non può far altro che osservare il volo, e accettare il risultato.

Il risultato ha già forma nel nostro pensiero. Il pensiero, si nutre dei nostri desideri e delle nostre emozioni. Gli unici responsabili di quanto accade nella nostra vita siamo noi, perché rendiamo visibile sul piano materiale ciò che abbiamo già creato nel mondo invisibile. Il punto più importante da acquisire è la capacità di “essere cosciente”. Solo in seguito possiamo lavorare nel campo mentale, emozionale e per ultimo quello fisico. L’evoluzione finale, l’obiettivo di ciascuno di noi è quello di diventare esseri spirituali; per farlo, occorre vedere l’amore di “Dio” ovunque.

ASANA DI PREPARAZIONE ALLA POSIZIONE DELL’ARCIERE

La posizione dell’arciere va a stimolare il chakra del cuore. La freccia è come un lampo che colpisce all’improvviso. Nella mitologia, l’arco è anche l’arma dell’amore, che colpisce all’improvviso e trafigge il cuore. Essere consapevole della corretta postura e acquisire coscienza di tutti i movimenti, aiuta ad estendere qualitativamente il controllo della nostra psiche sulle azioni del corpo ad essa legate. Con la sequenza di asana provate a ritirare i sensi attraverso la concentrazione Pratyahara dal mondo esterno al fine di conoscere le sensazioni interiori. Mentre praticate, provate a concentrare la mente sul corpo interiore. Quando le imperfezioni del corpo fisico e sottile saranno eliminate, allora si potrà mantenere l’asana con naturalezza. Solo allora corpo, mente e spirito saranno uniti e comincerà il cambiamento.

VISUALIZZATE L’OBIETTIVO CON FORZA E UMILTÀ

L’arte del tiro con l’arco richiede molta pazienza e concentrazione, così come richiede pazienza la costruzione e la manutenzione delle frecce. È necessario avere la forza del guerriero per scoccare il tiro e per dare l’adeguata tensione alla corda che fornisce l’energia alla freccia. È necessario avere umiltà per inchinarsi al Divino. L’inchino è un gesto di auto-offerta. L’ego, che è situato a livello del midollo allungato, si rilassa ed è offerto in avanti verso il “Kutastha”, l’occhio spirituale.

GARUDASANA

1.1Garuda è il primo animale divinizzato considerato come colui che sostiene il mondo con le proprie spalle, rappresenta la forza, l’equilibrio e la concentrazione. Incrociate tra di loro le braccia con i gomiti piegati e i polsi, in modo da unire le mani in preghiera, portando il braccio sinistro sopra il braccio destro. Portate il peso del corpo sulla gamba destra e flettendo il ginocchio sinistro, accavallate le gambe. Mantenete l’asana con respiri calmi e regolari cercando di immedesimarvi nella vista acuta dell’aquila che osserva il mondo dall’alto. Ripetete poi con l’altra gamba.

 

 

 

 

SIRSHA ANGUSTHA YOGASANA

Portatevi in posizione “Tadasana” con le gambe unite, inspirate profondamente e con un salto divaricate le gambe e sollevate le braccia in linea con le spalle, in modo da portare i polsi in linea con le caviglie. Ruotate il piede destro verso destra di 90° e il piede sinistro lievemente ruotato verso destra. Assicuratevi che il peso del corpo poggi sul tallone e non sulle dita. Espirando, ruotate la testa verso destra e flettete il ginocchio destro. Assicuratevi che il ginocchio sia perpendicolare alla caviglia e la coscia sia parallela al pavimento. Incrociate le dita delle mani dietro la schiena. Fate passare la spalla destra davanti al ginocchio, flettetevi in avanti fino ad avvicinare il viso alla caviglia mentre le braccia si tendono verso l’alto, oltre la testa. Mantenete l’asana con respiri calmi e regolari cercando di immedesimarvi nel gesto dell’inchino al Divino. Ripetete con l’altra gamba.

1.2

VIRABHADRASANA 2

Portatevi in posizione “Tadasana” con le gambe unite, inspirate profondamente e con un salto divaricate le gambe e sollevate le braccia dai fianchi in linea con le spalle, in modo da portare i polsi in linea con le caviglie. I palmi delle mani sono rivolti verso l’alto. Ruotate il piede destro verso destra di 90° e il piede sinistro lievemente ruotato verso destra. Assicuratevi che il peso del corpo poggi sul tallone e non sulle dita. Espirando, ruotate la testa verso destra e flettete il ginocchio destro. Assicuratevi che il ginocchio sia perpendicolare alla caviglia e la coscia sia parallela al pavimento. Mantenete l’asana con respiri calmi e regolari cercando di immedesimarvi nel guerriero forte e coraggioso. Ripetete con l’altra gamba.

1.3

INTERIORIZZATE L’OBIETTIVO

Come la tartaruga ritira la testa e gli arti all’interno del suo guscio, così l’essere umano può ritirare i sensi all’interno. “Pratyahara” significa dirigere l’energia all’interno e preparare la mente al distacco dei sensi. Quando i sensi si allontanano dall’oggetto del desiderio, la mente non è più in loro potere e può rivolgere l’attenzione verso l’interno al fine di ascoltare con maggiore chiarezza la voce interiore. È il processo che indirizza i sensi dentro di noi, garantendoci la consapevolezza degli elementi sottili legati a tatto, vista, udito, odorato e gusto.

KURMASANA

Seduti a terra con le ginocchia flesse e le piante del piede unite, fate passare le mani sotto le ginocchia, ed espirando flettete il busto in avanti. Portate i palmi delle mani sul dorso dei piedi. Rilassate i muscoli del collo e con delle espirazioni profonde lasciatevi portare dalla forza di gravità verso il basso. Mantenete la posizione per qualche respiro. Questa asana rappresenta l’espressione stessa dello yoghin che, con la sua capacità di chiudersi in se stesso ritraendo i sensi, conserva il fuoco interiore e mobilita la sua energia che si irradia in tutto il corpo.

2.1

KRAUKASANA

2.2Seduti con le gambe distese, piegate il ginocchio destro e avvicinate il piede destro alla giuntura del fianco destro con le dita rivolte indietro. Espirando, flettete il busto in avanti in modo da afferrare il lato esterno e interno del piede sinistro con entrambe le mani. Inspirando, sollevate il busto verso l’alto e contemporaneamente distendete la gamba. Mantenete respiri calmi e profondi dirigendo il vostro “Prana” (energia) verso l’alto, poi ripetete con l’altra gamba.

 

 

 

EKA HASTA BHUJASANA

Seduti a terra con le gambe distese, flettete il ginocchio destro, in modo da afferrare la caviglia esternamente con la mano destra e poggiate la gamba dietro il braccio destro, in modo che la parte posteriore della coscia tocchi il braccio. Portate i palmi delle mani a terra in linea con le spalle e sollevate il bacino da terra trovando l’equilibrio. Mantenete la posizione per qualche secondo e provate a sollevare la gamba sinistra tesa e parallela al pavimento, in modo da bilanciarvi. Immaginate il vostro corpo leggero e libero di elevarsi verso l’alto. Espirando poggiate il bacino e la gamba a terra, sciogliete l’asana e ripetete con l’altra gamba.

2.3

PREPARATE IL VOSTRO ARCO

L’arco rappresenta sia l’evento improvviso, sia il passaggio a livello architettonico. Spesso nella vita gli eventi improvvisi sono una forma di passaggio. Simbolicamente, l’arco comporta anche il passaggio tra la tensione e la distensione, prima e dopo. Nella tradizione dello Yoga, l’arco è una delle posizioni più antiche.

SETUBHANDASANA

Supini a terra, con le braccia lungo i fianchi, piegate le ginocchia tenendo i piedi in appoggio a terra paralleli e vicini ai glutei. Inspirando, spostate il peso sulle braccia e sui piedi e sollevate il bacino completamente. Mantenete l’asana per 10 respiri profondi. Rimanete in ascolto e osservate gli effetti dell’asana, in una posizione comoda.

3.1

DHANURASANA L’ARCO CHE MASSAGGIA L’ADDOME

Stendetevi proni a terra, con le gambe leggermente divaricate alla distanza del bacino e le braccia lungo i fianchi. Espirando, flettete le ginocchia e afferrate con le mani le caviglie, mantenendo i piedi uniti. Lentamente, sollevate contemporaneamente le gambe, la testa, il petto e le braccia. Espirando profondamente spingete verso l’alto le gambe. In questa estensione indietro non si usa la forza dei muscoli dorsali; la posizione si compie stando sul ventre, il peso del corpo grava sull’addome appoggiato a terra, massaggiando e tonificando gli organi interni. Mantenete la posizione per qualche respiro focalizzando la vostra attenzione sulla forza interiore.

3.2

USTRASANA

3.3Portatevi con le ginocchia a terra, divaricate alla distanza delle anche e le braccia lungo i fianchi. Inspirando, sollevatevi dal cuore e piegatevi indietro. Espirando, lasciate andare la testa indietro, portate le mani in appoggio sui talloni mantendo il bacino perpendicolare alle ginocchia. Mantenete l’asana con respiri calmi e regolari.

 

 

 

 

SCOCCATE LA FRECCIA PUNTO FOCALE DEL TIRO CON L’ARCO È: MANTENERE LA CONCENTRAZIONE

L’arte del tiro con l’arco fornisce i mezzi per acquisire un grado di concentrazione necessario a creare uno stile di vita che esprima una serenità mentale. Attraverso la concentrazione e la meditazione possiamo raggiungere questo stato profondo di consapevolezza. Arco e freccia sono un pretesto per arrivare alla meta, dove l’abilità tecnica diventa spirituale ed è necessaria la concentrazione di tutte le forze psico-fisiche. Impariamo dal maestro che prima di compiere l’azione si prepara spiritualmente con riti e meditazione. In queste condizioni l’azione si compie quasi da sola. La dottrina del tiro con l’arco non considera il bersaglio come la meta principale, puoi diventare un buon arciere anche se non tutti i colpi, fanno centro. Fare centro è solo la conferma esterna della mancanza d’intenzione, dell’abbandono dell’Io e della concentrazione. La più importante di tutte le opere è quella interiore; diventa morbido, flessibile e plasmabile. Gli occhi sono ben aperti e lo sguardo è fisso in un punto, possibilmente al di sopra dell’orizzonte; rivolgetevi verso l’alto e trovate un obiettivo elevato, che valga la pena di essere perseguito. Cercate di vedere chiaramente e rimanete fermi sull’obiettivo, abbiate uno sguardo chiaro, persistente, determinato e intenzionato. Rimanete fiduciosi e forti, senza lasciarvi distrarre dalle variazioni degli stati mentali. Il respiro è calmo e controllato e il torace si espande; la cosa più importante è l’apertura del cuore che resta “vuoto” per accogliere l’unico gesto che fa centro, quello che gli arcieri Zen chiamano: “Un colpo – una vita”. In quest’unico colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non sia possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell’arciere; il bersaglio da colpire è l’arciere stesso. L’aspetto spirituale e quello mentale si fondono con la realtà concreta della vita di tutti i giorni.

FASE 1

Seduti a terra, con le gambe distese innanzi a voi, portate il piede destro vicino al ginocchio sinistro, lasciando il ginocchio esterno. Spostate indietro il fianco destro, aprendo l’angolo con la gamba. Afferrate con la mano destra l’alluce destro e con la mano sinistra l’alluce sinistro. Dopo qualche respiro flettete il braccio destro e sollevate la gamba verso l’alto, piegando il ginocchio.

4.1

FASE 2

Avvicinate il piede destro all’orecchio destro. In quest’asana si effettua una prima immobilizzazione respirando profondamente per 10-20 secondi. Mantenete una respirazione fluida e spontanea.

4.2

FASE 3

Espirando, stendete verso l’alto la gamba destra, fino a portarla in verticale. Avvicinate la gamba destra all’orecchio destro. Respirate profondamente per qualche secondo. Abbandonate l’asana portando delicatamente la gamba a terra. Dopo aver ascoltato i benefici dell’asana sul vostro corpo, ripetete dall’altro lato.

4.3

A cura di: Diana Breschi
Fonte: Vivere lo Yoga