Ahimsa – la “nonviolenza”

Ahimsa – la “nonviolenza”

Chi non si è mai trovato in una situazione di pericolo? In una società come la nostra, prima o poi, tocca a tutti. Chi ne è già stato vittima si sarà reso conto che reagendo, spesso, la difesa personale si è trasformata in violenza. La cronaca è ricca d’accadimenti sgradevoli e la paura dilaga. In un clima di questo tipo la società esprime il peggio di sé e le cose trascendono. La paura, infatti, impedisce di vedere la realtà per quello che è e l’insicurezza che l’accompagna risulta direttamente proporzionale al degrado sociale ed economico al quale stiamo assistendo.

Partendo da questa premessa appare logico prepararsi a questo inevitabile incontro. Cosa fare allora? Può sembrare strano ma l’unico valido avversario da contrapporre è l’amore, perchè è il solo in grado di sconfiggerla. Martin Luther King ha espresso questo concetto in maniera chiarissima: “La paura ha bussato alla mia porta; l’amore e la fede hanno risposto; e quando ho aperto, fuori non c’era nessuno”. Tutte le religioni al mondo ci indicano il medesimo cammino. Nella Bibbia, ad esempio, è chiaramente indicato che il contrario dell’amore non è l’odio, ma la paura: “Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura… Chi ha paura non è perfetto nell’amore ” (1 Giovanni 4.18). Nel linguaggio cristiano l’amore è una forza capace di cambiare la realtà e di creare un mondo nuovo, mentre la paura, al contrario rende il futuro oscuro. Nei Sutra di Patanjali, viene indicato chiaramente che la pratica regolare, permette di sviluppare gli otto rami dell’albero dello Yoga: Yama, Nyama, Asana, Pranayama, Pratyara Dharana, Dhiana, Samadhi. Yama e Nyama sono quindi i primi e offrono indicazioni utili per l’evoluzione verso la completa realizzazione del Sé. Sono universali, non relativi al tempo, luogo, stato e circostanze. Con la pratica, si diventa sempre più consapevoli dell’interazione con il mondo esterno e con il mondo interiore. Secondo il Raja Yoga, Yama e i Niyama dovrebbero addirittura essere praticati e osservati, prima di cominciare a praticare Yoga. Nel nostro secolo questo risulta particolarmente complesso perché, per un neofita all’inizio del proprio percorso spirituale, è molto difficile capire e accettare i concetti fondamentali. Quasi ovunque quindi si procede in modo parallelo praticando Yoga (comprese le tecniche di purificazione del corpo) mentre si lavora sugli Yama e i Niyama. Descriviamo in breve i cinque precetti che indicano i comportamenti legati all’evoluzione personale e all’armoniosa convivenza con il genere umano.

Ahimsa: esaltare la non-violenza, non ferire o danneggiare alcun essere vivente, né con le azioni, né con parole, né col pensiero, né con l’indifferenza e neppure con le emozioni.

Sathya: perseguire l’autenticità, la verità, la sincerità (soprattutto con se stessi), la purezza.

Asteya: rinunciare al possesso, non rubare, non ricercare privilegi che non ci spettano, onestà, astensione dalla cupidigia, liberazione dall’avidità.

Brahmacharya: moderazione e sobrietà, purezza morale e sentimentale, atteggiamento spirituale nei confronti del sesso, rinuncia alla ricerca della gloria e degli onori, all’accumulo delle cose, all’adornamento del corpo.

Aparigraha: non-attaccamento, assenza di avidità, astensione dalla bramosia del possedere e libertà dalle cose non necessarie.

Questi principi di rettitudine sono universali, e costituiscono il fondamento dello Yoga. L’essenza degli Yama è di non nuocere ad alcuna creatura vivente in alcun modo. Ahimsa nel suo significato più esteso, implica l’amore, un amore che include tutte le creature esistenti, indica la non violenza in ogni sua forma, verso ogni essere vivente e più in generale verso tutto il creato. In ogni situazione non si deve urtare, ferire, fare del male a qualcuno o qualcosa, ma cercare sempre di mantenere l’armonia interiore e la serenità. Nello Yoga si afferma che tutto è Uno e l’essere umano è indissolubilmente legato a tutte le creature. Ferire una creatura vivente in modo intenzionale, creerà inevitabilmente un disequilibrio in se stessi. Per poter mettere in pratica Ahimsa, bisogna sviluppare un grande autocontrollo e una grande auto-consapevolezza. Il concetto di Ahimsa è stato introdotto in Occidente.  dal padre dell’India moderna Mahatma Gandhi mettendo in pratica la “non violenza”. Rifacendosi alla dottrina Tolstojana della “non resistenza al male”, Ghandi ci insegna che occorre sforzarsi di eliminare la violenza al fine di costruire un mondo nuovo di pace.

Nell’occasione fu coniata una parola “indiana” per il movimento d’indipendenza, “Satyagraha”, dove Satya significa forza della verità e Graha, verità e forza. Gandhi fece una distinzione tra la “nonviolenza del debole”, chi non ricorre alle armi per pura viltà, dalla “nonviolenza del forte”, chi può usare la violenza, ma preferisce ricorrere alla forza dell’amore. Solo quest’ultima era per Gandhi la vera non-violenza, cioè “Satyagraha”. Nonviolenza significa anche non-uccidere, Ahimsa trova qui applicazione anche in ciò che mangiamo, per questo chi segue Ahimsa diventa vegetariano. Il 30 gennaio di ogni anno, in occasione dell’anniversario della morte di Gandhi, viene praticata la Giornata della Non-violenza e della Pace, istituita nel 1964. Mentre nel 2007 l’ONU ha dichiarato il 2 ottobre, giorno di nascita di Gandhi, la giornata mondiale per la nonviolenza. In Italia, Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento, propone di scrivere la parola senza il trattino separatore, per sottolineare come la nonviolenza non sia solo, semplice negazione della violenza, bensì un valore autonomo. Se tutti ci impegnassimo a praticare Ahimsa i risultati sarebbero riscontrabili oltre che a livello personale, anche a livello globale e l’intero creato beneficerebbe essendo tutto interconnesso e collegato.

ASANA

Gli otto rami dello Yoga ci mostrano il percorso; il corpo è uno strumento prezioso per questo cammino. Attraverso l’unione del respiro con la mente e il corpo, si percepirà l’unione fra noi, l’ambiente, gli altri e l’Assoluto. Ahimsa è una pratica che va allenata, proprio come le asana. Non sempre i risultati saranno ottimali. Quando ci troviamo ad agire con rabbia e dolore, saremo distratti e i risultati tarderanno ad arrivare. L’antico motto: “Non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te” vale anche per il nostro corpo. Le Asana ci insegnano pazienza, sensibilità, osservazione e dedizione. Ahimsa insegna anche il rispetto del corpo; se si avvertono disagi fisici, ci si deve fermare perché lo Yoga non è una competizione. Non spingete il corpo oltre i vostri limiti e riposate spesso per ridurre gli inconvenienti e gli incidenti.

INIZIATE LA PRATICA CON I “GESTI DI PACE”, RIPETENDO MENTALMENTE LA PAROLA CHE IN SANSCRITO SIGNIFICA PACE “SHANTI SHANTI SHANTI”

ABHAYA MUDRA (GESTO DEL CORAGGIO)

Sedetevi in posizione comoda e con le gambe incrociate; avvicinate la mano sinistra al grembo con il palmo della mano rivolto verso l’alto. Il palmo della mano destra è a lato del corpo. Questo gesto di pace dissipa la paura ed è un gesto di coraggio.

ABHAYA MUDRA

ABHAYA MUDRA

BRAHMA BRAHMA MUDRA

Sedetevi in posizione comoda, con le gambe incrociate e le mani in appoggio sulle ginocchia. Il pollice e l’indice sono uniti in modo da formare un piccolo cerchio. Nell’immobilità della posizione ruotate il capo, fino a portarlo di profilo, prima a destra (per qualche respiro) e poi a sinistra (per qualche respiro). Brahma è il principio universale, l’Assoluto. Nei templi viene rappresentato con 4 teste, per simboleggiare la sua capacità di osservare in ogni direzione mantenendo l’immobilità.

BRAHMA BRAHMA MUDRA

BRAHMA BRAHMA MUDRA

RISHI MUDRA (GESTO DEL SAGGIO)

Sedetevi in posizione comoda, con le gambe incrociate, in modo da poter mantenere la schiena ben eretta. Inspirando, portate il diaframma verso il basso, allungate il busto e ruotatelo verso destra. Espirando, avvolgete la vita dietrocon il braccio destro. La mano sinistra è in appoggio sul ginocchio destro. Espandete il torace ed aprite bene le spalle mantenendole in linea e parallele a terra. Dopo qualche respiro nell’immobilità, ripetete la torsione verso sinistra. Portate la vostra attenzione alla base del coccige dove si trova la forza e la stabilità della terra, punto focale indicato come la nostra radice primordiale (muladhara chakra) che governa la gelosia e l’ira. Imparate a governare gli stati emozionali, a muovervi in tutte le direzioni senza perdere il punto fisso, la radice, l’asse centrale con la sua base a terra.

RISHI MUDRA

RISHI MUDRA

SEQUENZA PER APRIRE IL CUORE E FAR CRESCERE L’AMORE COMPASSIONEVOLE

L’amore crea continuità e unione con il cosmo e genera sinergia tra i 7 Chakra. L’amore è un sentimento dolce e delicato, intenso e tenero, caldo e appassionato, profondo e coinvolgente. È una forza dinamica ed espansiva, come la fotosintesi clorofilliana che avviene nelle piante, permette l’integrazione delle energie del cielo con quelle della terra, così l’amore rende possibile l’unione tra la spiritualità e la materia. È il principio dinamico di tutto ciò che esiste, rappresenta la vita come dovrebbe essere. Dante Alighieri, nel canto 33 del Paradiso, conclude il poema con queste parole: “l’amore che muove il sole e l’altre stelle” che ben rappresenta la capacità di superare i limiti dell’Ego a favore dell’amore verso il prossimo, di percepire il proprio bene come un aspetto del tutto, e non solo come soddisfazione personale dei propri desideri. È un moto di altruismo, che ci permette di sentire il bene degli altri come il proprio.

ANAHATA MUDRA

In ginocchio, formate una linea retta con le mani al centro del petto e i gomiti. Inspirando, distendete il braccio destro, parallelo a terra, e ruotate il busto verso destra. Mentre ruotate, espirando, emettete il suono o mantra del chakra del cuore “Yam”. Inspirando, ritornate al centro ed espirando ruotate il busto verso sinistra, dalla parte del cuore, sempre emettendo il mantra. Ripetete questo gesto per qualche minuto.

ANAHATA MUDRA

ANAHATA MUDRA

ARDHA CHANDRASANA

In ginocchio, con le braccia distese lungo i fianchi, stendete la gamba destra lateralmente appoggiando a terra la pianta del piede. Inspirando, allungate le braccia verso l’alto ed espirando flettete il busto lateralmente, verso destra, formando un arco con le braccia. Dopo qualche respiro ripetete sull’altro lato.

ARDHA CHANDRASANA

ARDHA CHANDRASANA

TULITASANA

Partendo dalla posizione eretta, con le gambe leggermente divaricate, espirando, flettete le ginocchia e portatevi verso terra con i talloni sollevati per mantenere la posizione di equilibrio. Portate il peso del corpo sulle punte dei piedi, le mani in preghiera al centro del petto e il bacino in appoggio sui talloni. Mantenete l’asana in equilibrio più a lungo possibile.

TULITASANA

TULITASANA

VARTAKASANA

“Vartaka” secondo la mitologia indù, è considerato il messaggero degli dei, perché volando tra la terra e il cielo rappresenta il tramite tra l’uomo e gli Dei. In ginocchio, seduti sui talloni, portate le braccia in estensione laterale e, indietro, in modo da aprire il petto verso l’esterno. Inspirando, sollevate il bacino, spostate il peso del corpo sulle ginocchia, e portate il busto quasi parallelo a terra. Espirando, se possibile, sollevate i piedi da terra con le punte sovrapposte. Mantenete la posizione con respiri calmi e regolari.

VARTAKASANA

VARTAKASANA

USTRASANA

In ginocchio, divaricate le gambe alla distanza del bacino in linea con le anche; le braccia sono lungo i fianchi. Inspirando, sollevatevi dal cuore, verso l’alto, ed entrate in piegamento all’indietro. Espirando, lasciate andare la testa indietro, portate le mani in appoggio sui talloni o sulla pianta del piede, mantenete il bacino perpendicolare alle ginocchia e in retroversione. Mantenete l’asana con respiri calmi e regolari. Immaginate di aprire il vostro cuore con compassione. Identificatevi con il prossimo. Date amore incondizionato senza pensare di ricevere nulla in cambio. Donatevi al divino.

USTRASANA

USTRASANA

YOGA MUDRA (IL SIGILLO DELLO YOGA)

In ginocchio, in “Vajrasana” intrecciate le mani dietro la schiena con le braccia ben tese. Inspirando, aprite il petto e spingete indietro le spalle, espirando, flettete il busto in avanti portando la fronte a terra, se possibile. Sollevate le braccia tese verso l’alto. Ripetete il movimento dell’inchino per 8 volte poi mantenete la posizione statica per qualche respiro.

YOGA MUDRA

YOGA MUDRA

PADMASANA (IL SIGILLO DELLO YOGA)

Sedetevi a terra con le gambe incrociate e le mani in appoggio sulle ginocchia. Sollevate il piede destro con mano sinistra e portatelo sulla parte alta della coscia sinistra. Con entrambi le mani sollevate il piede sinistro e portatelo sulla parte alta della coscia destra. Incrociate, le braccia dietro la schiena, in modo da avvicinare le mani ai piedi, e, se possibile, afferrate prima l’alluce sinistro e poi quello destro. Dopo qualche respiro di consapevolezza, inspirando, portate il diaframma verso il basso, allungate il busto verso l’alto ed, espirando, flettete il busto in avanti portando la fronte a terra se possibile. Mantenete l’asana con respiri calmi e regolari.

PADMASANA

PADMASANA

A cura di: Diana Breschi
Fonte: Vivere lo Yoga