Ajna e Sahasrara Chakra

Ajna e Sahasrara Chakra

AJNA

Ajna significa “comando”; in questo senso il nome identifica questo centro come “guida spirituale” e si trova all’interno della scatola cranica. Non ha alcun elemento correlato in quanto gli ultimi due chakra trascendono la materia, anche se da esso dipendono le funzioni del sistema nervoso centrale e periferico e della ghiandola pituitaria. I soggetti focalizzati in Ajna hanno una grande capacità di apprendimento, memoria, progettazione e ideazione. Possono però avere una scarsa capacità pratica, essere impacciati nelle relazioni umane e avere una predisposizione alla follia. Nei casi di squilibrio rajasico (eccesso energetico) la capacità di concentrazione tipica del plesso può essere discontinua e la genialità egocentrica accompagnata da una eccessiva dinamica mentale. All’opposto lo squilibrio tamasico (deficienza energetica) è caratterizzato da oscurantismo mentale, meccanicismo e difficoltà di apprendimento. L’aspetto sattvico (equilibrio energetico e luminosità) è caratterizzato dalla facoltà della comprensione e della sintesi e dall’apertura e dall’elasticità mentale. Il colore della vibrazione energetica di Ajna è l’indaco e il viola tendente al bianco. L’organo di senso, percezione e azione è sempre la mente.

Simbolicamente è rappresentato: dallo Shiva Lingam bianco che ne riflette la completa purezza; dal dio Ardhanarishvara, ovvero dall’aspetto androgino di Shiva, in cui la parte destra è maschile e la sinistra femminile; dalla dea Hakini, aspetto di Shakti con quattro braccia e sei teste che impartisce conoscenza e verità incondizionata. Per il riequilibrio di Ajna è necessario partire dalla premessa che se ci sono grandi blocchi o squilibri nei chakra inferiori è impossibile lavorare direttamente su questo centro o sul settimo chakra, ahasrara. Oltre poi alle posizioni inverse e ad altre asana di cui trovate un estratto in queste pagine, è possibile riequilibrare Ajna attraverso l’osservazione metodica dei propri pensieri e degli umori che ne derivano e mantenendo un’attenzione costantemente desta ma neutra. Tutte le forme di meditazione influenzano positivamente Ajna e Sahasrara, anche nel caso siano focalizzate su altri chakra: sono particolarmente potenti le visualizzazioni di forme geometriche e mandala e la recitazione interna dell’OM.

SAHASRARA

In realtà non è un vero e proprio chakra in quanto è oltre la psiche e oltre il corpo. È comunque correlato fisicamente alla ghiandola pineale che è un po’ il nostro orologio biologico. I soggetti focalizzati in Sahasrara superano le modalità quotidiane dell’esistenza distaccandosi dalle problematiche della vita sociale e familiare, mancano di capacità di progettazione perché il loro senso del tempo è inesistente e non hanno interesse per la sessualità e le relazioni sentimentali in quanto la loro energia è volta alla trascendenza. Nei casi di squilibrio rajasico di Sahasrara il soggetto vive in un continuo alternarsi tra fede e scetticismo, mostrando spesso una dedizione totale e degenerata verso un ideale con tendenze al fanatismo. Lo squilibrio tamasico è caratterizzato dalla difficoltà a soddisfare le proprie aspirazioni spirituali per pigrizia. Con Sahasrara sattvico l’individuo vive lo stato della santità e di contatto con il Divino, possiede ampi poteri paranormali e non ha alcun timore di perdere il corpo. Il colore della vibrazione di questo centro è sempre il viola con più ampie sfumature di bianco. Quando l’energia di Kundalini/Shakti raggiunge Sahasrara, ciò che avviene è chiamato anche Samadhi, il momento in cui tutto si dissolve e rimane Sat-Chit-Ananda, verità-essere-beatitudine. Simbolicamente è rappresentato da un fiore di loto dai mille petali, che sono il risultato delle cinquanta lettere dell’alfabeto sanscrito moltiplicate per venti. Per ciò che riguarda l’equilibrio di questo centro vale tutto ciò che è stato scritto per Ajna Chakra.

VRKSASANA (6° CHAKRA)

Partendo in posizione eretta spostate il peso del corpo sulla gamba destra. Sollevate il piede sinistro portandolo al perineo, aprite il ginocchio verso l’esterno ma mantenendo il bacino allineato frontalmente. Allungate la colonna vertebrale verso l’alto, portate le mani giunte al petto e inspirando distendete le braccia verso l’alto. Con la successiva espirazione flettete i gomiti sino a portare le mani giunte appena sopra la testa. Mantenete i gomiti aperti e rilassate le spalle con il mento verso lo sterno. Per aiutarvi con l’equilibrio potete spostare lo sguardo su un punto fisso di fronte, facendo attenzione a non trattenere il respiro. Mantenete la posizione 8 respirazioni prima di effettuarla dal lato opposto.

Vrksasana

Vrksasana

NATARAJASANA – VARIANTE (2° E 6° CHAKRA)

Sempre dalla posizione eretta, flettete contemporaneamente la gamba sinistra e sollevate la gamba destra portando il ginocchio aperto verso l’esterno oltre la linea del bacino, con il piede sempre attivo, spostato più avanti rispetto al ginocchio stesso. Il braccio destro è parallelo alla coscia destra con la mano rilassata. Unite pollice e indice della mano sinistra, con l’avambraccio teso verso l’alto, ed espirando effettuate una torsione del busto verso destra portando il gomito sinistro verso il polso destro. Il collo rimane sulla continuazione della colonna che rimane eretta. Mantenete per 8 respirazioni ed effettuate poi l’asana dal lato opposto.

Natarajasana

Natarajasana

MUKTA HASTA SIRSASANA (6° E 7° CHAKRA)

Questa posizione può essere pericolosa in particolare per il collo e si consiglia la sua esecuzione solo a praticanti esperti. Da Salamba Sirsasana distendete prima un braccio e poi l’altro a terra tenendo i palmi girati verso l’alto. Il peso del corpo risulta così distribuito tra la sommità del capo e il dorso delle mani. La stessa asana può essere eseguita, più semplicemente, partendo da terra: nel qual caso dopo aver appoggiato a terra il dorso delle mani, con le braccia distese, e la sommità del capo si procede come nella posizione precedente. Mantenete la posizione per 8 respirazioni.

Mukta Hasta Sirsasana

Mukta Hasta Sirsasana

SALAMBA SIRSASANA II (6° E 7° CHAKRA)

Partendo da Marjariasana (posizione del gatto in quadrupedia), con le mani sotto la linea delle spalle e le dita ben aperte e distese, appoggiate la sommità del capo a terra davanti alla linea delle mani formando così un triangolo equilatero (base la linea delle mani, vertice la testa). Sollevate poi le ginocchia appoggiandole sui gomiti o portandole verso il petto. Solo nel caso sentiate sufficiente stabilità, con la successiva inspirazione distendete le gambe verso l’alto ottenendo così un’unica linea con la colonna vertebrale. Fino a quando non vi sentite sufficientemente sicuri, è consigliabile eseguire l’asana davanti a un muro che protegga da eventuali cadute in avanti. Tenete la posizione da 8 a 20 respirazioni.

Salamba Sirsasana

Salamba Sirsasana

VIRASANA – VARIANTE (1°, 4° E 6° CHAKRA)

Inginocchiatevi sul pavimento, tenendo le ginocchia unite, e divaricate i piedi lasciando sufficiente spazio per sedervi in mezzo a essi senza toccarli. La colonna vertebrale è dritta e le spalle rilassate. L’avambraccio sinistro è parallelo al pavimento, pollice e indice a contatto e il palmo rivolto verso l’alto (jnana mudra); l’avambraccio destro risulta perpendicolare al pavimento con le dita unite e distese (abhaya mudra). Mantenete la posizione per 15-20 respirazioni.

Virasana

Virasana

SUPTA VIRASANA – VARIANTE ( 4°, 5° E 7° CHAKRA)

Dalla posizione precedente appoggiate le mani ai piedi e portate poi i gomiti a terra. Inarcate la schiena spingendo il centro del petto verso l’alto e portate la parte alta della nuca a contatto con il pavimento. Distendete a questo punto le braccia, assicurandovi di non avere eccessiva pressione sul collo, e portatele all’indietro oltre la testa. Mantenete jnana mudra con le mani e rimanete nella posizione per 8 respirazioni, facendo attenzione poi a ritornare in posizione eretta aiutandovi con le braccia e con entrambe le spalle in linea.

Supta Virasana

Supta Virasana

SIMHASANA (1° E 6° CHAKRA)

Seduti sui talloni tenendo gli alluci a contatto e divaricando le ginocchia, appoggiate le mani a terra con le dita rivolte all’indietro sotto i polpacci. Il busto è spostato in avanti; le spalle ben aperte e rilassate creano spazio per il collo. Gli occhi rimangono aperti; spostate lo sguardo e l’attenzione al centro della fronte. Inspirate attraverso il naso ed espirate con la bocca ben aperta e la lingua che va a toccare il mento, producendo con la gola un rumore simile al ruggito di un leone. Eseguite 8 respirazioni complete prima di chiudere occhi e bocca appoggiando le mani sulle cosce e rimanendo qualche minuto in ascolto.

Simhasana

Simhasana

MEDITAZIONE

Sedetevi a gambe incrociate o con una caviglia di fronte all’altra mantenendo la schiena dritta e il collo sulla sua continuazione. Portate le braccia in appoggio sulle ginocchia con i palmi delle mani verso l’alto in jnana mudra (indice e pollice a contatto con le altre dita distese). Gli occhi sono chiusi ma girati verso il terzo occhio, Ajna (shambhavi mudra). Mantenete l’attenzione in Ajna Chakra e mentalmente recitate il mantra “OM”. Dopo 5-20 minuti portate le mani giunte al petto, fatele poi scivolare lungo il corpo distendendovi a terra in Savasana.

Meditazione

Meditazione

A cura di: Associazione Hari-Om
Fonte: Vivere lo Yoga