Lo stress – un nemico sconosciuto

Lo stress – un nemico sconosciuto

La parola stress è entrata a forza tra i vocaboli più usati nel linguaggio moderno, ad indicare uno dei disagi più diffusi ed insidiosi del modernismo. Di fatto lo stress è un nemico occulto che non si mostra, ma di cui sono tangibili gli effetti. La grande difficoltà nel combatterlo risiede proprio nella complessità a inquadrarlo chiaramente e a comprenderne le cause. In effetti sotto il nome stress si inquadrano condizioni molteplici, diverse e opposte tra loro. Ecco alcuni esempi: irritabilità, nervosismo, disagi nel sonno sono spesso denominati stress, ma anche emozioni di chiusura, apatia, stanchezza, atteggiamenti depressivi rientrano nello stress. La mente agitata indica stress, ma anche la mente pesante e incapace di attivarsi. In pratica, quando il disagio è sfumato e non ben identificato lo chiamiamo stress. Ancor più grave è la situazione diffusa di non considerare significativi gli effetti, dal momento che di solito non si tratta di vere e proprie patologie, ed ancor più grave è imparare a conviverci.

Calmare la mente per combattere lo stress

La problematicità nel definire il disagio proviene dalla condizione di mente agitata che caratterizza la gran parte degli individui, compresi molti praticanti di Yoga, che pur realizzando ardue acrobazie, si trovano facilmente in difficoltà rispetto alla gestione della mente. Quando la mente è agitata, il pensiero è confuso, la realtà alterata da una cattiva comprensione e offuscata da proiezioni di natura compulsiva. Lo Yoga pone tra i primi obiettivi da raggiungere la condizione di Dharana (concentrazione), come elemento essenziale per combattere la confusione.

Come calmare la mente

Avendo analizzato l’importanza di avere una mente calma, passiamo alle modalità che le discipline orientali ci mettono a disposizione. Lo Yoga, nei suoi vari sistemi, ha un ampio spettro di tecniche e modalità, molto diverse tra loro e a volte divergenti. In tutti i modelli è prevista la capacità di concentrazione come condizione indispensabile per agire dapprima sul pensiero e poi alla realizzazione di uno stato più profondo, la meditazione. Nell’Hatha Yoga la concentrazione ottimale consiste nell’invitare la mente a percepire il corpo. Questa operazione non è affatto semplice e scontata, motivo per cui lo Yoga necessita di anni di pratica. Ma se la mente non è agganciata al corpo, facilmente si perde nei suoi voli astratti e il quadro di stress aumenta come in un circolo vizioso. Lo Yoga è una tecnica attiva che quando si riesce a realizzare, è molto potente ma, purtroppo, in pochi vanno oltre l’uso del corpo (usare il corpo non significa percepirlo).

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Consideriamo anche che, in condizione di debolezza, è ancor più difficile operare attivamente su di sé. Per questo motivo ci rivolgiamo ad altre discipline orientali, nello specifico lo Shiatsu, per affrontare questo problema. Da quanto enunciato, risulta fondamentale una tecnica dove sia un’altra persona ad agire, perché è più facile agire su un altro che non su se stessi. E questo è ancor più vero quando si è deboli e distonici, dunque stressati. Solo quando si sarà ristabilito un certo livello di equilibrio e di vitalità, sarà possibile dedicarsi alla concentrazione e alla meditazione, e cosa ancor più difficile, al contatto con il corpo. Lo Yoga, dal nostro punto di vista, è più indicato quando non si è stressati, non a caso le condizioni in cui si è sviluppato sono diametralmente differenti da quelle che quotidianamente viviamo. In condizione di stress, troviamo più appropriato ricevere uno o più trattamenti shiatsu per affrontare e risolvere la distonia del ricevente.

Lo Shiatsu e lo Stress

Lo Shiatsu ha vaste potenzialità riequilibranti e armonizzanti grazie a meccanismi di azione molteplici, dove l’abilità e l’arte dell’operatore permettono di attivarlo a livelli di profondità più o meno intensi. Parlando di stress, la prima operazione interessante è quella di guidare progressivamente la mente nel corpo. Dato che lo stress ha come base l’allontanamento della mente, lo shiatsu lavora per ripristinare questa relazione, instaurando una nuova armonia di equilibrio dinamico. In termini sino-giapponesi, tanto più lo yang (mente) è in relazione con lo yin (corpo), tanto più si attraggono. La vita si manifesta florida in una persona in perfetta salute psico-fisica; la morte si manifesta in assenza di relazione yin/yang. È interessante notare come nella condizione passiva del ricevente sia possibile attivare il meccanismo di richiamo della mente nel corpo, che di per sé è un processo attivo. Di fatto è la mente dell’operatore a essere attiva: accompagna l’azione della pressione fisica con l’intenzione, e ciò rende il trattamento molto più potente ed efficace rispetto alla semplice azione fisiologica. La mente alimenta la vitalità (prana o qi), quindi, la parte del corpo stimolata, si rivitalizza, si risveglia, e spinge la mente a contattarla sempre più intensamente. Se questo passaggio è ben eseguito, il trattamento continua a manifestarsi a lungo, qualche ora (o qualche giorno) a seconda dell’intensità e delle capacità dell’operatore.

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Rispetto allo stress, rivolgendo il pensiero al corpo, si eliminano i pensieri parassiti che nutrono i meccanismi che generano stress. In pratica, si inibisce la fonte di rigenerazione e il disagio andrà dunque ad affievolirsi spontaneamente. Lo Shiatsu è molto influenzato dal pensiero taoista che a sua volta influenza vari aspetti della Medicina Tradizionale Cinese (MTC). La MTC suddivide la mente umana in 5 aspetti (più uno sovra-umano che gestisce i 5), ciascuno dei quali ha una sua sede di elezione in un organo, ed entra in relazione psicosomatica con le diverse zone del corpo. I Meridiani della MTC sono percorsi che possiamo concepire come prolungamento dell’organo, o dello specifico aspetto mentale legato all’organo, per questo la mente usa i meridiani per entrare in relazione con il corpo. Lo stress distrae la mente dalle sue funzioni naturali e gli impedisce di scorrere lungo i meridiani, inseguendo pensieri astratti difficili da gestire. Ogni Meridiano collega l’addome con un’estremità (un dito della mano o del piede, secondo il Meridiano). L’operatore Shiatsu, agendo sul Meridiano rinforza questa relazione addome/ estremità, combattendo la dispersione e ripristinando un’armonia tra le varie componenti della persona e le varie parti del corpo. La vitalità stimola la forza aggregante in modo che ogni singolo elemento si senta parte integrante dell’unico essere, e si comporti nell’interesse collettivo (l’individuo). Non a caso, la malattia è caratterizzata da una condizione di stress che deriva dalla perdita di forza aggregante.

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Il respiro nello Shiatsu

Un altro elemento fondamentale nello Shiatsu è il respiro. Tutte le tecniche che affrontano il problema dello stress trovano nel respiro un grande appoggio e riferimento in quanto, tra i vari ritmi vitali ha una diretta relazione con la psiche, meno mediata rispetto agli altri ritmi, che pure ne sono costantemente influenzati. L’operatore ha la possibilità di agire sul respiro del ricevente, facendo in modo che si modifichi spontaneamente. Il respiro fornisce anche elementi valutativi preziosi per l’operatore e, in base alle modifiche nel corso del trattamento, dei riferimenti su come il trattamento sta agendo sul piano psico-somatico. Il respiro è, infatti, in diretta relazione con la mente e l’emotivo. Una minima alterazione su questi piani, tanto di natura positiva che negativa, si riflette immediatamente sul respiro. Prendiamo ad esempio una condizione di stress che si manifesta con un respiro disarmonico, corto e spezzato.

Nel corso del trattamento, con il variare dello stato interno del ricevente, il respiro andrà a modificarsi trasformandosi in un movimento fluido, armonioso, lungo e delicato. Naturalmente, se l’operatore ha colto punti particolarmente sensibili, potrebbe verificarsi il contrario, ovvero, un’alterazione del respiro in senso disarmonico. Anche in questo caso la valutazione è preziosa. In generale, il vantaggio nello shiatsu è quello di creare le condizioni per cui si realizzi un quadro di qualità respiratoria sempre migliore sia nel trattamento singolo che, naturalmente, nel corso di più trattamenti, agendo gradualmente sul piano psicosomatico sempre più profondo. In alcuni casi, l’operatore esperto potrebbe condizionare volontariamente il respiro, modulandolo in localizzazione, lunghezza, portata a secondo dell’obiettivo del momento. In questo caso si tratta di una sorta di pranayama indotto, operazione sicuramente più complessa ma più profonda e veloce nei risultati.

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Sperimentare in modo diretto

Supini, con le mani a contatto con l’addome, percepiamo in modo spassionato e distaccato il fluire del nostro respiro reale, accettando tutte le naturali disarmonie, causate da una condizione ordinaria non equilibrata. Dopo alcuni minuti, avvertiamo il cambiamento del respiro che, del tutto spontaneamente, solo per aver distolto la mente dalle sue occupazioni ordinarie e averla rivolta verso il corpo, ha influito sul movimento respiratorio rendendolo più fluido. Questo piccolo esperimento deve farci riflettere sulla potenzialità che, anche semplici tecniche alla portata di tutti, possano avere sulla nostra quotidianità creando un impatto positivo permanente.

A cura di: Francesca Bonsignori
Fonte: Vivere lo Yoga