Superare l’ansia

Superare l’ansia

Analizzando pregi e difetti delle società moderne, è evidente che a fronte di un allontanamento dagli stili di vita naturali, con le svariate problematiche che ciò comporta, usufruiamo tutti di un maggior livello di sicurezza e di benessere rispetto all’uomo di qualche secolo fa. I pericoli quotidiani sono minimi e di conseguenza minima dovrebbe essere l’ansia connessa a queste problematiche. L’ansia è, infatti, un meccanismo naturale di difesa che porta a valutare le strategie d’interazione con il mondo esterno, una momentanea emozione di paura, funzionale ad ottimizzare le difese personali dall’ambiente.

L’ansia nella società moderna

In completa antitesi, osserviamo però che, in realtà, l’ansia è un fenomeno in aumento pertanto, per evitare che ci rovini l’esistenza, è importante capirne la provenienza. In condizioni di vita primordiali, gli episodi che attivano uno stato di allerta e di ansia sono rari  (sebbene più intensi di quelli di un uomo moderno), e sono spesso intervallati da fasi di riposo in cui il sistema nervoso si rigenera, l’adrenalina consumata si riforma e  l’organismo ha modo di ritrovare la sua omeostasi e la mente il suo naturale stato di calma. Nella vita quotidiana questi fattori si ribaltano; il fenomeno è meno intenso ma costante.

La mancanza di riposo

Come abbiamo visto, l’eccessivo numero di sollecitazioni che si susseguono e si sovrappongono, non concede i necessari tempi di ripristino dell’equilibrio. Questi tempi sono necessari sia al corpo che alla psiche. Al corpo servono per rilassare le tensioni muscolari e al riformarsi dell’adrenalina, alla psiche per razionalizzare gli eventi, in modo da non lasciare pensieri nell’inconscio. A questo punto è facile rendersi conto dei danni provocati dalla mancanza dei giusti tempi di digestione tra un evento e un altro. In pratica, ciò che ci danneggia è il gran numero degli stimoli, che pesa più della loro intensità. Il corpo non valuta la gravità di una causa, ma solo il suo effetto somatizzante.

Gli episodI vIrtuali

Il nostro corpo non distingue una causa reale da una virtuale. L’ansia provocata da un episodio di un film ha bisogno di tempi di recupero simili a quelli dell’essere scampati a un terremoto, e se non ci concediamo tempi di recupero l’ansia rimane dentro, e si va a sommare alle ansie passate non risolte, con il risultato di aver creato una forza perversa gigantesca quanto sconosciuta e radicata, frutto di un misto di cause alle quali è  impossibile risalire. Questi passaggi spiegano il fenomeno conosciuto come ansia di vivere, sempre più diffuso tra i cittadini del nostro tempo e in particolare dei paesi più sviluppati.

Lo Yoga per superare l’ansia

Lo Yoga ci offre diversi antidoti al problema dell’ansia, ma bisogna capire come usarlo. Mettersi sul tappetino e fare delle posizioni non garantisce un risultato. Una prima  operazione efficace contro l’ansia è riportare l’attenzione verso il corpo, partecipando  all’espressione dei ritmi vitali, e creando le condizioni ottimali perché questi ritmi si esprimano al meglio. Le nostre sedute di Yoga saranno orientate verso questo obiettivo,  tenendo conto che il contatto con il corpo non deve limitarsi alla seduta ufficiale, ma può  coinvolgere molti momenti del nostro quotidiano. Quando lo spazio della coscienza è  occupato dalla partecipazione all’espressione della vita nella sua naturalezza non c’è spazio per pensieri distonici e per somatizzazioni, essendo questi ultimi eventi innaturali. Questa operazione ha un alto potere rigenerante, ed equivale a vivere quei tempi di riposo  così assenti nel nostro quotidiano. La gestione delle pause in cui riportare l’attenzione al corpo è un grande antidoto contro l’ansia. Ma il processo potrebbe risultare lungo, se non  affiancato da altri meccanismi Yoga.

Il respiro

Analizziamo ora lo strumento del respiro, a cui lo Yoga rivolge un’attenzione centrale. Osserviamo il respiro che esprime una persona in stato di ansia acuta. È corto, veloce,  disarmonico; l’inspirazione è attiva, l’espirazione sembra inesistente, il movimento ha  difficoltà a scendere a livello addominale. In pratica sono le stesse modalità respiratorie di  chi è colpito da asma o da insufficienza respiratoria, e a livello corporeo sono dunque vissute le medesime sofferenze. Al contrario, il respiro in condizioni di tranquillità è lungo,  lento, regolare e coinvolge l’insieme della muscolatura respiratoria, dove le catene coinvolte lavorano in sinergia, permettendo al respiro di scendere fino alla base della cavità addominale. Non dimentichiamo che nella zona sacrale alloggia il plesso pelvico,  responsabile del sistema nervoso parasimpatico, il cui funzionamento regolare è indispensabile perché si crei uno stato di calma. La natura prevede che tutti gli organi della cavità addominale, vengano costantemente interessati dal movimento del respiro; se  questo viene impedito porterà, con il tempo, a distonie psicosomatiche. In condizioni di  calma naturale, troviamo un equilibrio tra la dominanza della fase inspiratoria (quando  l’attenzione e i movimenti sono orientati al mondo esterno), e la dominanza espiratoria (in condizioni di riposo e di assorbimento). Le riflessioni sui comportamenti del respiro, ci portano a comprendere che le pratiche di controllo e di accumulo di qualità positive sono il miglior rimedio contro l’ansia. In pratica, se riportiamo la fisiologia respiratoria corretta a livello corporeo, si crea un riverbero positivo anche a livello mentale. Partendo dal presupposto che la mente è legata al corpo, se il corpo esprime un respiro tranquillo, la mente va a tranquillizzarsi in breve tempo. Al contrario, se lo stile di vita porta ad alterare il respiro corporeo, la mente andrà ad alterarsi anche in assenza di cause prettamente psichiche. Questo allineamento però necessita tempo. L’ansia è un accumulo quindi la purificazione necessita un lavoro mirato ai singoli strati. Ciascuna delle qualità che vogliamo ripristinare andrà lavorata singolarmente, con determinazione e regolarità. Più tempo vi dedicheremo, più i processi si attiveranno rapidamente e perdureranno nel tempo.

Dilatiamo il respiro

Il primo obiettivo per un corretto respiro consiste nel ripristinare la naturale estensione  delle sue fasi. Osserviamo la durata spontanea del respiro e confrontiamolo con il nostro  stato mentale. Dopo aver valutato la condizione attuale, per pochi minuti attiviamo volontariamente una respirazione lunga a partire dalla fase espiratoria, dove partecipiamo con estrema attenzione al lungo fuoriuscire dell’aria. Ricerchiamo lo stesso meccanismo di dilatazione anche nella fase inspiratoria. Quest’ultima deve durare il tempo necessario al nostro corpo per riconoscere come naturale il respiro più lungo. In pratica il respiro dovrà risultare più lungo anche in assenza di osservazione. Per arrivare a creare questo nuovo schema spontaneo, ciascuno di noi ha bisogno di tempi diversi. Potrebbero bastare pochi minuti, come diverse decine di minuti. Una volta raggiunto, torniamo a percepire il  nostro respiro e il nostro stato mentale-psichico e ci renderemo conto che quando il  nostro corpo attiva spontaneamente un respiro più lungo, anche la nostra mente e il nostro substrato emotivo si armonizzano. Naturalmente, praticare una sola volta o poche volte,  anche se abbiamo l’impressione di aver ottenuto grandi risultati, potrebbe non essere sufficiente per ottenere un risultato concreto. Con un po’ di costanza ci renderemo conto che anche quando il nostro emotivo si avvicina ad uno stato di ansia, lo fa sempre più  lievemente, e l’ansia è sempre meno aggressiva. Con il tempo, anche in breve tempo, grazie a questa semplice pratica riusciremo a combattere significativamente questo nemico sottile. Per amplificare l’effetto sarà utile affiancare altre pratiche.

ArmonIzziamo il ritmo

È interessante valutare nel quotidiano se il respiro è ritmato e regolare. Una condizione di ansia si abbina sempre a un andamento di respiro distonico, di solito corto, con le due fasi (inspiratoria ed espiratoria) diverse tra loro e con la fase di transizione non armoniosa.  Quanto il respiro si discosta dall’armonia che osserviamo in natura (come le onde del  mare) si disturba la psiche, si altera l’emotivo e l’ansia s’insinua, fino a cronicizzare. L’armonia è una qualità non misurabile; non servono orologi o metronomi, ma una valutazione attenta del nostro mondo interno; percepiamo il nostro respiro e cerchiamo di agire sulle sfumature per migliorare la qualità armoniosa. Naturalmente è richiesta una  certa abitudine all’autopercezione e lo Yoga è lo strumento principe per percepire l’insieme del nostro essere, in tutte le sue componenti come un’unica entità (corporea, psichica, mentale). Se ci riappropriamo di noi stessi, il nostro stato di salute e di equilibrio ne  gioveranno.

A cura di: Francesca Bonsignori
Fonte: Vivere lo Yoga