Giudizio, delizia o tormento?

Giudizio, delizia o tormento?

La capacità di esprimere un giudizio è strettamente legata alla nostra capacità di comprendere e valutare una situazione, una persona, un’azione, ecc. È una prerogativa molto importante per decodificare la realtà intorno a noi e per prendere decisioni.

Per capire quando è opportuno giudicare e valutare cosa dobbiamo veramente giudicare è fondamentale fare un passo indietro e analizzare come si forma un giudizio. Quasi sempre, quando ne formuliamo uno, abbiamo un tempo e un numero di informazioni insufficienti per compiere questo difficilissimo e delicatissimo processo. Un approccio “scientifico” e minuzioso ci metterebbe al riparo da errori, ma sarebbe francamente incompatibile con lo svolgersi della nostra vita. Il giudizio si forma attraverso un procedimento che potremmo definire empirico, chiamato euristica.

L’euristica è la strategia utilizzata per decodificare una situazione (e giungere ad una conclusione) tenendo conto, sia della complessità del compito, che della limitatezza dei nostri sistemi di immagazzinamento e di elaborazione delle informazioni. Le euristiche sono quindi procedure flessibili che si basano sui meccanismi generali di funzionamento della mente e si modulano secondo il compito richiesto. Noi elaboriamo le nuove informazioni in base a ciò che sappiamo e che abbiamo già sperimentato. Il nostro giudizio si basa quindi su quattro tipi di euristiche:

RAPPRESENTATIVA

Serve per classificare gli eventi e si basa più sugli stereotipi che sulle informazioni a disposizione. In questo modo possiamo procedere per similitudine nella costruzione di un giudizio.

DISPONIBILITÀ

Serve per prevedere con quanta probabilità accadrà un particolare evento. Si basa sul numero di eventi di quel tipo che riusciamo a ricordare, e la memoria attinge a sua volta all’emotività legata a quegli eventi. Più è forte l’emozione, più l’evento sarà impresso nella memoria.

SIMULAZIONE

Consiste nell’immaginare un risultato alternativo a quello verificatosi realmente. Se l’ipotesi che immaginiamo è migliore di quella realmente accaduta, ci sentiremo peggio, se è peggiore, ci sentiremo meglio. Un esempio può aiutarci a comprendere. Se in un incidente ci siamo rotti un braccio e siamo convinti che potevamo uscirne illesi, giudicheremmo quell’avvenimento come sfortunato e\o doloroso, se invece crediamo che avremmo potuto morire, ci sentiremo fortunati.

ANCORAGGIO E ACCOMODAMENTO

Quando non abbiamo, su uno specifico argomento, una posizione netta e consolidata, tendiamo a uniformarci al primo parere che sentiamo; quel giudizio diventa il nostro ancoraggio, e difficilmente ci allontaneremo. Come potete notare vi è ben poco di oggettivo nel nostro processo di costruzione di un giudizio! Un approccio costruito su queste basi, per quanto funzionale, non può essere libero da errori, che, in effetti, si rivelano essere molti e frequenti. La mappa mentale di una persona presenta delle lacune quando attinge da concetti precedenti e non connessi tra loro da legami logici e validi. Gli errori nella costruzione di un giudizio si chiamano bias e come per le euristiche, questi si possono catalogare in varie categorie.

CONFERMA

Quando ci costruiamo un’opinione su qualche cosa, noi tendiamo a ricercare conferme alle nostre idee, più che informazioni (pro e contro) da cui far derivare un giudizio complesso. Questo avviene perché ciò che appartiene ed è famigliare, rassicura, mentre ciò che è estraneo, spaventa.

GRUPPO

 Normalmente, giudichiamo i valori e le regole del gruppo di appartenenza come migliori, e più i loro valori si scostano, più li giudichiamo sbagliati.

FALLACIA DI GAMBLER

In molti tendono a credere che gli eventi del passato influenzino quelli futuri più di quanto in realtà non facciano.

SGUARDO SELETTIVO

La tendenza a “notare” solo una parte selezionata delle cose che accadono attorno a noi, per estrapolare il giudizio già conclamato. Nel giornale, ad esempio, leggiamo solo le notizie che raccontano di giovani dissoluti e da quelle desumiamo che tutti i giovani sono dissoluti.

STATUS-QUO

Tutti hanno un’atavica diffidenza nei confronti del cambiamento e un’innata predisposizione a mantenere lo status quo avvertito come rassicurante e quindi migliore.

NEGATIVITÀ

La tendenza a prestare maggiore attenzione alle notizie cattive, che a quelle buone.

EFFETTO CARROZZONE O CARRO DEL VINCITORE

Il giudizio è molto influenzato dal gruppo di appartenenza. I singoli soggetti tendono a perdere la propria individualità quando fanno parte di un gruppo o di una massa; seguono il flusso della maggioranza anche quando si tratta di costruire un giudizio.

PROIEZIONE

È difficile concepire che altre persone possano pensare in maniera completamente diversa, con processi mentali che non si conoscono né si comprendono. Un meraviglioso esempio di questo bias e del tentativo di superarlo è Il Milione di Marco Polo. L’errore insito nella formazione del giudizio influenza, quindi, opinioni, ideologie, e di conseguenza, comportamenti. Quando formuliamo un giudizio, dunque, dobbiamo essere molto consapevoli di quanto sia soggettivo e nemmeno lontanamente vicino alla Verità. Giudicare serve a decidere e vivere, ma imparare ad essere flessibili, relativi, e progressivamente adattabili nei nostri giudizi, migliorerà in modo proporzionale la nostra efficacia e la nostra capacità di comprendere la reale natura delle cose. Vale la pena però puntualizzare che esistono occasioni e situazioni in cui sarebbe opportuno sospendere il giudizio. Nelle relazioni intime, ad esempio, giudicare il partner, il più delle volte, porta solo guai. Attenzione! Questo non significa: giudica ma non dirlo! Al contrario, l’atteggiamento più sensato, è proprio quello di evitare di formulare un giudizio… cosa ben più difficile. Solo in assenza di giudizio si possono costruire davvero relazioni profonde e intime. Questo vale anche nelle amicizie o nei rapporti famigliari, dove esprimere un’opinione in merito ad una questione, può portare a delle conseguenze. In questi casi, quando non possiamo o non vogliamo esimerci dal giudizio è bene attenersi ad alcune regole:

  • Il nostro è un punto di vista, e come tale, relativo. Non è necessariamente la Posizione Giusta…
  • Giudicate sempre l’evento mai la persona.
  • Limitatevi a un argomento. Non prendete spunto da una cosa per dirne mille.
  • Usate tatto e delicatezza. In una relazione intima o sociale si cerca di costruire, non di distruggere.

Ricevere critiche è difficile, quindi trattiamo gli altri con lo stesso garbo con cui vorremo essere trattati noi! Questo argomento meriterebbe un ulteriore approfondimento ma questo articolo offre già molti temi da approfondire e su cui riflettere. In fondo, anche in questo momento, state facendo il primo passo per valutare se vi è stato utile e quindi, inconsciamente, state già esprimendo un giudizio…

A cura di: Dr.ssa Linda Degli Esposti, psicologa psicoterapeuta
Dr.ssa Simonetta Migliorini, psicologa psicoterapeuta
Fonte: Vivere lo Yoga