Asana e Pranayama – La posizione del corpo e il controllo dell’energia pranica

Asana e Pranayama – La posizione del corpo e il controllo dell’energia pranica

Le Asana e il Pranayama sono la parte più sostanziale dell’Hatha Yoga. Ma cosa si intende per Hatha Yoga? È importante ricordare che nonostante sia la pratica più diffusa in occidente, in realtà è solo una piccola parte all’interno della tradizione di questa disciplina dove viene considerata una forma inferiore, o meglio una preparazione a ciò che è veramente lo Yoga.

In virtù di questa affermazione, a volte l’Hatha Yoga è interpretato  come una preparazione al Raja Yoga o al Patanjala Yoga, riferendosi così direttamente all’autore degli Yoga Sutra che concepisce l’Hatha Yoga come lo sviluppo di due degli otto passi dello Yoga, ovvero Asana e Pranayama. Non si considera però che in realtà l’Hatha Yoga comprende anche tecniche di meditazione (dhyana), di concentrazione (dharana) e vi sono riferimenti diretti allo stato di Samadhi. In questo senso, l’Hatha Yoga è una forma di Yoga a sé stante o anche un insieme di tecniche che, in modo differente, sono poi utilizzate e integrate in contesti e tradizioni diverse. Questo è chiaramente comprensibile leggendo l’“Hatha Yoga Pradipika”, la “Gheranda Samita” o la “Shiva Samita”, i più antichi e più autorevoli testi relativi a questa pratica.

L’Hatha Yoga è quindi una disciplina con le sue basi e il suo sviluppo, la cui differenza più sostanziale rispetto alla tradizione del Raja Yoga è che vi sono solo pochi cenni riguardanti l’etica, mentre il Raja Yoga, così come altre tradizioni di Yoga precedenti, ha, come base, proprio il comportamento etico. Il Raja Yoga o, come era chiamato in precedenza Patanjala Yoga, invece non ha riferimenti alle Asana. Se si leggono gli Yoga Sutra attentamente, non si troveranno che pochi cenni al concetto di Asana, limitandosi a suggerire una posizione seduta, comoda, con la colonna vertebrale eretta. In questo senso, quindi, per Patanjali la parola Asana non si riferisce a una scienza motoria ma, al contrario, a una pratica meditativa. Nello sviluppo seguente del testo, Patanjali chiarisce che lo Yoga è una disciplina basata sull’adempimento di precetti etici verso se stessi e gli altri, sulla sospensione del respiro, sulla interiorizzazione dei sensi preparando così il terreno alla meditazione per arrivare alla “cessazione dei movimenti della mente”.

In realtà, tutte le scuole occidentali che dicono di praticare Raja Yoga, insegnano una forma di Hatha Yoga. L’importanza spropositata, che hanno acquisito gli Yoga Sutra consiste nel fatto che sono i primi a trattare in modo sistematico e scientifico lo Yoga; in questo senso molte scuole fanno riferimento a questo testo, pertanto risulta essere il più conosciuto e il meno praticato al mondo. Dopo questa dissertazione cerchiamo di capire il significato di Asana e Pranayama e la loro importanza nel presente.

ASANA

La pratica delle Asana come detto è la tecnica di Yoga più praticata e conosciuta in occidente. L’errore in cui spesso si cade è identificare lo Yoga con questo. Molti, soprattutto grazie allo sviluppo che sta avendo questa disciplina all’interno delle palestre, sono convinti di praticare Yoga mentre in realtà, praticano semplicemente un’ottima ginnastica psico-fisica. Non vi è nessuna regola rigida rispetto a ciò che si intende con Asana ed in questo senso essere seduti su una sedia ma in totale consapevolezza Yoga, mentre essere in Sirsasana (posizione a testa in giù) e pensare agli impegni della giornata non lo è. Il nostro intento non è quello di sminuire la pratica delle Asana. Come detto, rimangono un’ ottima ginnastica e se hanno avuto un così largo sviluppo in occidente è anche perché noi occidentali abbiamo molto bisogno di praticarle. Infatti le Asana  dell’Hatha Yoga, oltre a purificare ed energizzare il corpo fisico, fanno la stessa cosa con quello spirituale. Se praticate con l’attenzione costante al respiro possono diventare una sorta di meditazione in movimento. In realtà i confini tra Asana e meditazione possono diventare molto sottili e questo dipende dalle qualità che si ricercano durante la pratica. Un lezione di Asana, in un ambiente raccolto, magari ad occhi chiusi e nel totale silenzio con una costante attenzione ai particolari e al respiro, è di per se stessa una pratica spirituale. Una performance fisica dove l’attenzione è posta al raggiungimento di una posizione impegnativa invece, per quanto eccezionale, rimane comunque una performance fisica. È importante notare come molte persone iniziano praticando esclusivamente Asana per arrivare in seguito a comprendere che lo Yoga è molto di più.

In questo senso le posizioni del corpo sono anche un’ ottima porta di ingresso al mondo più profondo. Le stesse posizioni, anche se fuori dal loro fine, possono essere utilizzate a scopo terapeutico con ottimi risultati. In questo senso lo Yoga è una disciplina magica, nella quale una persona può avvicinarsi con uno scopo puramente estetico per poi scoprire, tramite esperienza diretta, che in realtà è molto di più. Nella accezione più alta, le Asana possono essere viste come mandala formati dal proprio corpo. Oltre a permettere all’energia pranica di penetrare più facilmente all’interno di ogni molecola, riflettono l’energia stessa nel luogo dove sono praticate, rendendo in questo modo sacro il luogo della pratica. In questo senso preparano il corpo ma anche l’ambiente per la futura meditazione. In particolare, le Asana sedute sono frequentemente utilizzate perché fanno assumere al corpo la  posizione a piramide o, per dirlo in modo diverso, un fuoco ardente che dalla base si eleva verso l’alto.

PRANAYAMA

Il Pranayama nello Yoga è fondamentale. Il respiro è infatti il ponte che collega il corpo fisico con la mente e l’anima. I diversi stati mentali influenzano il respiro e viceversa. Quindi è attraverso il Pranayama che è possibile andare oltre il corpo. Qualsiasi studioso di fisiologia può confermare quanto le persone respirino in modo scorretto; questo è dovuto ad uno stato di ansia e paura pressoché cronico per buona parte della popolazione occidentale. Il Pranayama è la via maestra per affrancarsi da questo stato e non è mai troppo tardi né troppo difficile, si tratta semplicemente di iniziare. Il concetto di Prana non è però da confondersi con l’ossigeno o l’aria. Si può smettere di respirare anche per ore ma continuare a vivere. Se mancasse Prana all’interno del corpo, anche per un solo istante, vi sarebbe la fine immediata. Le tecniche per il controllo e l’allungamento del respiro permettono l’espansione dell’energia pranica all’interno del corpo fisico e sottile (shukshma e stula sharira). Per comprendere il Prana si può affermare che le vibrazioni sono emanate da tutti i corpi, ma alcuni ne hanno una quantità maggiore e a volte in eccesso.

La confusione che spesso si fa tra respiro ed energia pranica è data dal fatto che il respiro è uno dei veicoli maggiori su cui il Prana viaggia. Quindi concentrandosi sul respiro, aumentando la quantità d’aria in ingresso e in uscita dal nostro corpo e spostandola in diverse parti dello stesso, si va ad aumentare e dirigere l’energia pranica stessa. L’altro veicolo, non meno importante, utilizzato dall’energia pranica è l’attenzione. Se vi fermate 5 minuti e portate l’attenzione su una parte del vostro corpo sentirete che la stessa avrà una vibrazione differente e la percepirete in modo totalmente differente da prima. Questa è l’energia pranica. Provate ora l’esperimento e rendetevene conto personalmente. Normalmente le tecniche che combinano l’attenzione sul respiro e la concentrazione per veicolare l’energia pranica per tutto il corpo sono chiamate Prana Vidya, sono tecniche di Pranayama e contemporaneamente delle ottime tecniche per Pratyahara, Dharana e Dhyana (introversione dei sensi, concentrazione e meditazione).

Autore: Marco Mandrino e l’associazione Hari-om
Fonte: Vivere lo Yoga