Crisi economica, energetica, climatica, crisi politiche e culturali. Mai come in questi ultimi anni la parola “crisi” ha attraversato così frequentemente le nostre vite. Frustrazioni, delusioni, scoraggiamenti, perdita di punti di riferimento sono all’ordine del giorno. C’è chi si sente smarrito in tutto questo e c’è chi, invece, cerca di trovare nuove strade, nuovi modelli esistenziali alternativi a quello dominante, diversi da quello che le vecchie generazioni ci hanno lasciato. Un modello sociale ed economico che appare sempre più vetusto, non all’altezza dei cambiamenti epocali che stiamo vivendo. C’è chi continua a parlare di “crescita economica”, quando i presupposti per “crescere” si sono arenati da qualche parte lungo il cammino evolutivo (o involutivo) dell’uomo. C’è chi invece pensa a reagire a questo periodo, così complesso su più fronti, “immaginando” approcci esistenziali differenti, recuperando e rielaborando antichi saperi, fondati in parte sulla saggezza contadina. Uno di questi approcci alternativi si basa sul modello della permacultura, un termine che appare inizialmente un po’ sibillino, ma dopo, una volta compreso, può rivoluzionare il sistema dominante. Per capire di cosa si tratta, attingiamo alla definizione data dall’Accademia di permacultura italiana (collegata alle altre associazioni di permacultura in Europa e nel mondo).
La permacultura è:
■ Un processo integrato di progettazione che dà come risultato un ambiente sostenibile, equilibrato ed estetico. Applicando i principi e le strategie ecologiche si può ripristinare l’equilibrio di quei sistemi che sono alla base della vita.
■ La progettazione, la conservazione consapevole ed etica di ecosistemi produttivi che hanno la diversità, la stabilità e la flessibilità degli ecosistemi naturali.
■ È essenzialmente pratica e si può applicare a un balcone, a un piccolo orto, a un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani. Allo stesso modo si applica a strategie economiche e alle strutture sociali.
■ Pensare, sentire, inventare, progettare il nostro essere integrati nel mondo. Disegnare il proprio sistema di vita, la propria casa, il territorio che la circonda, in modo armonico, in modo consapevole. Consentire al proprio essere nella vita di pensarsi da sé, non di essere pensato da altri. Sostituendo al dominio l’ascolto, alla violenza la curiosità, alla fretta la speranza.
Queste spiegazioni mettono in evidenza quanto sia fondamentale riprogettare le nostre esistenze recuperando un’interazione dinamica, proficua fra uomo e ambiente. Viene messo al centro il concetto e la pratica dell’ecologia consapevole, attuabile oltre che a livello di territorio, anche a livello di gestione economica e di insediamenti umani. Ecco perché si parla di permacultura, che fonde insieme i termini inglesi “permanent” e “agricolture”: una fusione che sottolinea l’importanza di sviluppare un modello socio-economico e ambientale fondato su bassi consumi di energia fossile e sulle colture che durano diversi anni. È a partire dagli anni Settanta che inizia a circolare il concetto e la pratica della permacultura, grazie alle ricerche di Bill Mollison e David Holmgren, i primi a parlare di agricoltura permanente, secondo i quali una cultura umana non può sopravvivere per lungo periodo senza la base di una agricoltura sostenibile e una gestione etica della terra. Solo nel 2000 questo approccio è stato diffuso in Italia.
PERCHÉ È IMPORTANTE CREARE ORTI
Qualche decennio fa, molte famiglie disponevano di un orto, piccolo o grande che fosse. Poi c’è stato il boom del cibo facile e dei supermercati sottocasa dove trovare tutto con comodità. Da qualche tempo a questa parte in molte nazioni, Italia inclusa, si sta tornando indietro. C’è chi coltiva sul proprio balcone o si è creato in giardino uno spazio ad hoc per la semina di qualche ortaggio, oppure c’è chi ha preso in affitto un appezzamento di terra per autoprodursi cibo fresco. Queste scelte potrebbero davvero rivoluzionare i nostri stili di vita e il sistema in generale. Basta guardare cosa hanno realizzato i britannici durante la Seconda Guerra Mondiale seguendo le direttive del piano “zappare per la vittoria”: sono riusciti a raggiungere l’autosufficienza alimentare grazie alla messa a coltura di un milione e mezzo di lotti di orto, che hanno prodotto circa una tonnellata di cibo per ogni terreno. In un momento di crisi economica ed energetica come quello che stiamo vivendo optare per una soluzione simile significa ridurre l’import e non dipendere dalle continue fluttuazioni del petrolio per sostenere lunghi viaggi di trasporto delle merci. Non va poi sottovalutato l’impatto psicologico che scaturisce dal coltivare da sé un orto. Come hanno dimostrato varie ricerche, coltivare – un giardino o appunto un orto – aiuta le persone affette da problemi mentali o con depressione a uscire da tali stati psicologici.
Come si applica nella vita di tutti i giorni
L’australiano David Holmgren (classe 1955) è il fondatore della permacultura insieme a Bill Mollison. Autore di diversi libri, tra cui “Permacultura” (ed. Il Filo Verde di Arianna, 2012, disponibile anche in e-book), Holmgren ha imparato a creare terreni ecosostenibili attingendo dalla natura e dalle tradizionali conoscenze contadine; ha imparato a riciclare e a utilizzare con più efficienza e parsimonia le risorse. Tra i tanti concetti, ecco a cosa è giunto a pensare: «Se facciamo entrare i bambini quando sono ancora molto piccoli in contatto con la gioia di raccogliere la verdura direttamente nell’orto, sarà più alta la probabilità che crescano con una comprensione profonda e intuitiva della nostra dipendenza dalla natura e dall’abbondanza dei raccolti». Da qui l’importanza di accompagnare bambini e adolescenti nelle fattorie didattiche e in tutti quegli spazi che offrano l’opportunità di mostrar loro che non esistono solo megastore, panini e merendine pre-confezionate e che c’è tutto un mondo vivo, vitale al di là del cemento urbano e della scatola televisiva. Holmgren invita la gente a essere partecipe dei cicli della natura e a preservare la biodiversità.
■ Un esempio concreto di permacultura è ridurre il consumo di oggetti in plastica, scegliendo detersivi alla spina e altri prodotti per cui è possibile ridurre gli imballaggi.
■ Altrettanto importante è cercare di produrre una parte del cibo quotidiano: dal pane alla pasta, dallo yogurt alle torte, e frutta e verdura (per chi ha un orto o uno spazio esterno come una balconata).
■ Per chi vive in campagna può scegliere di seminare e piantare le colture più adatte a quel tipo di habitat (terreno e micro-clima), realizzando così un progetto di auto-produzione per la famiglia.
■ Chi invece vive in città può tessere relazioni sociali che gli permettono di utilizzare prodotti a km 0: può contattare qualche piccola impresa agricola non distante dalla città o può rivolgersi al più vicino gruppo d’acquisto solidale.
■ Fondamentale anche l’uso sapiente della risorsa acqua. Importante è adottare sistemi di immagazzinamento della pioggia o dell’acqua che si usa per cucinare.
Come ridurre al minimo gli scarti
David Holmgren suggerisce questo slogan: “rifiuta, riduci, riutilizza, ripara e ricicla”. Se si seguono queste dritte, la produzione di rifiuti – che rappresentano un vero problema per tutte le società, soprattutto per quella capitalistico-occidentale – diminuisce notevolmente. Ecco il significato dello slogan:
■ rifiutare di farsi coinvolgere nella mania del consumare a ogni costo, comprando cose che in realtà non ci servono;
■ ridurre materiali ed energia o la frequenza del loro consumo;
■ riutilizzare oggetti, come i contenitori con tappo a tenuta ermetica o vecchi tessuti della nonna, o scatole di cartone delle uova (riutilizzabili come vasetti per erbe aromatiche, in quanto si possono inserire direttamente nel terreno perché biodegradabili);
■ riparare, in primis indumenti, piuttosto che buttare e poi comprare oggetti nuovi;
■ riciclare, in primis gli scarti vegetali per produrre compost.
Un diverso approccio culturale
Come suggerisce la parola stessa, permacultura non è soltanto un metodo di agricoltura biologica, ma più complessivamente un modo di progettare e vivere la vita secondo una visione ecologica rispettosa dell’ambiente e delle relazioni umane. Centrale in tutto questo è la Cultura intesa in modo Sostenibile. In sintesi, la differenza tra la Cultura Sostenibile e quella industriale (ancora dominante).
Diventare esperto in permacultura
Chi desidera conoscere più a fondo queste tematiche e praticare concretamente i principi della permacultura può scegliere di seguire un corso introduttivo codificato e riconosciuto a livello mondiale da tutte le organizzazioni di Permacultura della durata di 72 ore. Si tratta del modulo standard, denominato “Corso di Progettazione in Permacultura”, che deve essere tenuto da un insegnante riconosciuto e qualificato. Chi vuole compiere uno step in più, e diventare progettista in permacultura può seguire un corso di apprendimento, sotto la supervisione di tutor, della durata di almeno 2 anni. Al termine, previa presentazione del progetto, verrà riconosciuto il Diploma di Progettazione in Permacultura applicata.
Cos’è e come produrre compost
Il compost deriva dalla trasformazione biologica delle sostanze organiche ed è un ottimo fertilizzante naturale, perché arricchisce il terreno di sostanze preziose e soprattutto non chimiche! Riduce anche l’erosione e aiuta a equilibrare i valori di pH nel suolo. Produrlo è facilissimo. Si utilizzano i rifiuti organici prodotti in casa o in giardino come:
- scarti di frutta e verdura;
- piante recise;
- fondi del caffè;
- foglie e bustine di tè;
- petali e foglie cadute;
- gusci delle uova;
- erba tagliata;
- paglia.
Non inserire però cibi cucinati e, secondo alcuni teorici, da evitare anche gli scarti di agrumi. Questi scarti devono essere introdotti in un composter (bidone in plastica o in legno privo di fondo, da collocare a contatto con il terreno). Ci sono amministrazioni locali che, oltre a consegnare gratuitamente la compostiera a chi effettua il compostaggio domestico, applicano riduzioni sulla quota della tassa rifiuti. Dopo circa 6-9 mesi il compost è pronto per essere utilizzato come terriccio fertile. Prima, se necessario, meglio setacciarlo o eliminare blocchi troppo compatti. Perché il compost è ecologico? Perché riduce le emissioni di metano causate dalla decomposizione dei rifiuti biodegradabili gettati nelle discariche: si può compostare circa il 40% degli scarti casalinghi.
A cura di: Silvia Turrin
Fonte: Vivere lo Yoga


