La pazienza…una virtù importantissima

La pazienza…una virtù importantissima

La pazienza viene considerata una virtù umana in molte culture, anche diversissime tra di loro e in molti ambiti. Ci consente di prendere decisioni ponderate ed efficaci, ci aiuta a vedere oltre l’istante che stiamo vivendo, ad affrontare e sopportare gli imprevisti, è di sostegno, infine, quando dobbiamo confrontarci con grandi delusioni o sofferenze. Il concetto di pazienza ha un aspetto multiforme, possiamo contare almeno 5 aree concettuali dentro a questa parola: finalizzazione, perseveranza, autocontrollo, accettazione e attesa. Chiunque di noi può collocare su di un continuum pazienza-impazienza il punto in cui si trova. Questo punto cambia non solo da persona a persona, ma anche da una situazione contingente all’altra o da un momento di vita all’altro. Cerchiamo di capire com’è declinata dentro di noi questa caratteristica per farne l’uso migliore possibile. La pazienza deve essere finalizzata a uno scopo e intrisa di una buona dose di determinazione, perseveranza e di coraggio per arrivare fino in fondo alle proprie decisioni, senza continui ripensamenti.

Esercitiamo la pazienza quando sentiamo che costruiamo un progetto, un mattone dopo l’altro, anche se lentamente e con battute di arresto, oppure quando stiamo aspettando che arrivi il momento giusto per fare un’azione ponderata, quando sentiamo una tensione, una spinta verso il futuro. La pazienza, in un certo senso, è una caratteristica attiva, non passiva, implica non arrendersi all’ineluttabile; restare vigili e speranzosi, significa combattere una guerra più con la strategia che con la forza bruta. Altra area concettuale intrinseca nella pazienza è la capacità di accettazione. Possiamo essere chiamati ad accettare una situazione dolorosa o scomoda per come si presenta, sapendo che in questo momento non è possibile cambiarla, oppure, come può accadere nelle relazioni, ad accettare davvero l’altro per ciò che realmente è, e fare i conti quotidianamente con questo, senza tentare di renderlo più simile a come lo vorremmo, impegnandosi per fare in modo che quella relazione dia la possibilità a entrambi di esprimere sé stessi al meglio delle proprie potenzialità. Vi è poi un aspetto della pazienza che ha a che vedere con la gestione della rabbia, il contenimento dell’ira e dell’irritazione. Imparare a frustrare temporaneamente questi sentimenti, evitando di compiere azioni scriteriate e di agire d’impulso, facendo cioè esercizio di pazienza, ha lo scopo di sentire tali emozioni senza reprimerle, ma dandosi la possibilità di costruire un’azione ponderata così da risultare più efficaci e costruttivi.

Infine è presente una componente di attesa del momento migliore per agire, che implica la capacità di stare fermi all’interno di una situazione che può essere dolorosa o momentaneamente incerta, senza agire a tutti i costi per uscirne. Attenzione però a non ingannarsi affermando che siamo pazienti, quando in realtà siamo immobili, sfiduciati, scoraggiati e incerti. Restare impassibili e imperturbabili, quando stare fermi non è motivato, è un sintomo di apatia, d’incapacità decisionale, di mancanza di progetti e di inedia. Forse, questa passività è derivata dal fatto che siamo senza speranza, senza energia, senza un’idea o semplicemente pigri. Se ci ascoltiamo in profondità e siamo sinceri con noi stessi, non è difficile cogliere la differenza. Alla luce di questo, questioni che sembrano impossibili diventano più accessibili: se continuiamo a vivere una situazione scomoda nell’attesa che cambi per qualche imprecisato motivo, forse più che pazientare stiamo procrastinando e trascinando una cosa che non si evolverà mai. Stare fermi a “pazientare”, non deve trasformarsi nell’aspettare un Godot che non arriverà mai.

FARE O NON FARE, QUESTO È IL DILEMMA

Non affrontare una situazione che ci fa soffrire o ci crea disagio adducendo la scusa che tanto non cambierà mai, ha più a che fare con la cupa rassegnazione e la sfiducia che non con la pazienza. Anche il solo tentare, già sarebbe un passo avanti. Restare immobili e incassare passivamente un sopruso o un torto, senza nemmeno una richiesta di spiegazioni o chiarimenti, è una chiara manifestazione di un senso di impotenza o di bassa autostima; non si tratta certo di una paziente strategia… In tutti questi casi è fondamentale guardarsi intorno e trovare degli stimoli che ci aiutino ad uscire dal pantano. La forza può arrivare da una relazione che sentiamo salda, una passione, un obiettivo che ci preme raggiungere, oppure, se vediamo che proprio non andiamo né avanti né indietro, da un aiuto professionale. L’incapacità cronica di pazientare non presenta, però, solo lati negativi. Chi non riesce ad aspettare il momento propizio, risulta vincente nelle situazioni che richiedono un’azione immediata, più dettata dall’istinto che dalla ragione.

Quando però, lo stesso individuo, deve esercitare le caratteristiche sopraelencate, si trova in seria difficoltà e può facilmente girare a vuoto, rischiando, nella peggiore delle ipotesi, di fare più danni di quelli che cerca di risolvere o superare. Ma non è tutto. Esistono infatti diverse sfumature. Possiamo essere persone pazienti per disposizione d’animo, quindi esserlo in ogni situazione che ci si presenta, oppure possiamo essere in grado di esercitare la pazienza in determinati ambiti o situazioni, pur non riconoscendola come nostra caratteristica peculiare. La pazienza si struttura da bambini. Nessun neonato ne è provvisto, quando nasciamo vogliamo che tutti i nostri bisogni vengano soddisfatti, e subito. È quindi un grande esercizio di pazienza quello di insegnare ai nostri figli questa dote.

Quando al bambino si insegna ad aspettare l’orario dei pasti per soddisfare la fame, ad aspettare un dono a Natale o per il compleanno, quando gli si insegna che deve aspettare il proprio turno per introdursi in una conversazione, automaticamente si pongono le basi della pazienza. Aspettare il momento opportuno per soddisfare un bisogno, è un buon insegnamento; tutto e subito non funziona ed è meglio impararlo subito. Chi di noi si sente portato alla pazienza dovrà quindi fare un grosso sforzo per “coltivarla”. Viene quindi spontaneo domandarsi come mai alcuni ne hanno molta e altri per niente. Come al solito una spiegazione univoca non esiste. In generale potremmo affermare che per “portare pazienza” occorre saper gestire determinati stati d’animo, senza agire sconsideratamente per liberarsene.

La capacità di non fuggire dipende dalla nostra personalità e da quanto ci sentiamo minacciati da essi. Più siamo in equilibrio, più riusciremo a frenare gli impulsi che ci spingono a reagire senza criterio. In altre parole, dobbiamo imparare a reggere le frustrazioni, rimandando la soddisfazione di un bisogno. Questa capacità, come abbiamo detto, ci dovrebbe venire insegnata da bambini, ma possiamo esercitarla anche da adulti fermandoci a riflettere sugli effetti a lungo e medio termine di ogni nostra azione. Anche in questo caso, se non riusciamo a gestire le situazioni, possiamo sempre considerare l’aiuto di un professionista. Semplificando, potremmo dire che chi non ha imparato a frustrare un poco i propri bisogni rischia di agire senza pensare e chi li ha frustrati senza mai soddisfarli rischia l’immobilità; la via di mezzo per qualche fortunato è innata ma, la maggior parte di noi, deve lavorarci per ottenere buoni risultati.

A cura di: Dr.ssa Linda Degli Esposti, psicologa psicoterapeuta – Dr.ssa Simonetta Migliorini, psicologa psicoterapeuta

Fonte: Vivere lo Yoga