“Sono rimasta molto delusa dal mio cane: non miagola. Eppure ho provato tanto ad insegnarglielo. Non capisco… era così importante per me che miagolasse…”. Se ci capitasse di sentire una frase del genere, il nostro primo pensiero sarebbe di commiserazione, forse di scherno, sicuramente d’incredulità. Come ci si può aspettare che un cane miagoli? Eppure questo è quello che facciamo ogni giorno con le persone che ci circondano. È la base di quasi tutti i nostri rapporti personali, e di tutte le sofferenze che ne derivano. Aspettative sbagliate. Giudizi frettolosi. Proiezioni di ciò che desideriamo. Proiezioni di ciò che noi pensiamo. I rapporti con gli altri sono costantemente legati da fili sottili che celano frasi non dette e spesso slegate dalla realtà ma che inevitabilmente creano un bagaglio di aspettative e malintesi che genera sofferenza.
Non è facile accettare le persone per ciò che realmente sono. Vederle senza strati e strati di sovrastrutture create dalle nostre aspettative, dal loro bisogno di piacere, da ciò che la società ci ha abituato a ritenere giusto. Non è difficile, con questi presupposti, rimanere delusi…Ancora una volta, il nostro cane non ha imparato a miagolare. L’illuminazione, sovente, accade solo “dopo”, quando tutto è perduto, i malintesi sono insormontabili e le amicizie rovinate. L’unico modo per non restare delusi dal prossimo è di non caricarlo di aspettative. È inutile sperare che cambi e diventi la proiezione dei nostri desideri; non accadrà mai. Al tempo stesso non dobbiamo accontentarci. La nostra valutazione deve essere sincera, onesta, in modo che sia chiaro il limite di quello che possiamo aspettarci al meglio delle sue possibilità. Ma nulla di più, anzi, nulla di diverso. Per farlo dobbiamo prima imparare a conoscere a fondo le persone che fanno parte della nostra vita.
Dobbiamo imparare a capirle, ad ascoltarle, a vederle per quello che sono. Dobbiamo riuscire a liberarle da quella rete di pensieri, etichette, giudizi in cui noi stessi le abbiamo imprigionate, e accettare l’idea che siano diverse da ciò che noi avevamo deciso che fossero. Non migliori, nemmeno peggiori. Semplicemente diverse. Dobbiamo imparare a osservare senza giudicare, senza etichettare ogni parola, ogni gesto, ogni silenzio. Dobbiamo imparare soprattutto a non caricare sugli altri il peso dei nostri desideri. Perché troppo spesso le nostre aspettative sui comportamenti altrui sono dettate dai nostri bisogni, da ciò che noi vorremmo sentirci dire. Bisogna imparare ad ascoltarsi, prendendo coscienza di questi meccanismi per liberarcene prima che ci rendano schiavi. Ed è attraverso la pratica dello Yoga, che possiamo prendere coscienza di ciò che accade in noi, ad ascoltare i movimenti del nostro corpo e della nostra mente per imparare, gradualmente, a controllarli. Solo in questo modo potremo vivere il nostro rapporto con gli altri in modo sano, liberi di costruire con loro rapporti concreti, puliti, leggeri. In altre parole vivere al meglio la nostra vita.
LA SEQUENZA
1.Virabhadrasana 2
Il ginocchio della gamba avanti è in linea con la caviglia, la coscia è parallela al pavimento. Lo sguardo è rivolto in avanti, le mani in Abhaja Mudra.
2.Allungo in avanti
Dalla posizione precedente il bacino ruota in avanti, parallelo alla parete di fronte a noi, le braccia scendono a terra, gli avambracci toccano il pavimento, paralleli tra loro. La colonna è in allungo, lo sguardo è rivolto verso il basso.
3. Baddha Parsvakonasana
La mano destra passa sotto la coscia destra e sale ad afferrare il polso della mano sinistra, che è dietro la schiena in Jnana Mudra. Il centro del petto si apre lateralmente, le spalle sono perpendicolari al pavimento. Lo sguardo è rivolto verso l’alto.
4.Visvamitrasana (variante)
La mano destra torna a terra, il cavo popliteo della gamba destra appoggiato all’esterno del
gomito destro. Il piede si solleva da terra. Il braccio sinistro si alza verso l’alto, perpendicolare a terra e in linea con il braccio destro. Lo sguardo è rivolto verso la mano sinistra.
5. Baddha Konasana
A terra, gli ischi ben appoggiati al pavimento, le piante dei piedi a contatto tra loro e i talloni spinti vicini ai glutei. Le mani afferrano le dita dei piedi con i gomiti ben aderenti ai fianchi. La colonna è in allungo, mentre il busto si inclina in avanti. Lo sguardo è a terra, per mantenere il collo in linea con la colonna vertebrale.
6.Visvamitrasana II
Dalla posizione precedente, la gamba sinistra resta a terra, il tallone vicino al pube, mentre la destra si stende verso l’alto. L’interno coscia e il ginocchio poggiano sulla spalla destra,
mentre la mano sinistra afferra il piede sollevato. La mano destra è a terra, lo sguardo oltre la spalla sinistra.
7. Upavista Konasana
A terra, le gambe sono divaricate, i piedi perpendicolari al pavimento. La schiena è in allungo, il busto è a terra. Le mani afferrano l’esterno dei piedi per intensificare l’allungo. Una guancia poggia a terra.
8. Supta Padangusthasana
Supini, la gamba sinistra è in Tadasana, la mano sinistra poggia sull’anca sinistra per assicurarsi che resti a terra. La gamba destra è stesa e sollevata, la coscia che cerca l’addome. La mano destra afferra con indice e medio l’alluce destro. Le spalle poggiano a terra.
9. Bhairavasana (variante)
Dalla posizione precedente la gamba destra si flette, la mano afferra l’esterno del piede destro e il ginocchio destro cerca l’incavo dell’ascella destra. Anche e spalle restano appoggiate a terra.
10. Bhairavasana (variante)
Ora il piede destro va a cercare l’incavo del gomito sinistro, la tibia è parallela a terra e vicina al torace. Le braccia avvolgono la gamba e le mani formano Ganesha Mudra.
11. Bhairavasana
La gamba destra passa dietro alla testa, e si appoggia fra collo e nuca. Il collo resta in linea con la colonna vertebrale, che rimane distesa. Le anche restano entrambe a terra.
La gamba sinistra è stesa e il piede poggia sul tappetino. Le mani sono in Anjali Mudra.
A cura di: Elisa Francese
Fonte: Vivere lo Yoga











