Ecopsicologia, ascoltare la terra e la propria anima

Ecopsicologia, ascoltare la terra e la propria anima

La Natura è un balsamo per l’anima. Basta addentrarsi in un bosco verdeggiante, o camminare a piedi nudi sulla sabbia in riva al mare, o raggiungere la vetta di una montagna per sentirsi bene con se stessi e con il mondo. La Natura può lenire le ferite dell’uomo e della società nel suo complesso. La Natura è una “terapia” arcaica, primordiale, rifugio sicuro per quanti desiderano indagare il proprio mondo interiore. La Natura è nutrice, ricettacolo d’idee e di conforto, come di mostrano i casi – per citarne solo due – dello scrittore e filosofo trascendentali sta Henry David Thoreau, che andò a vivere nei boschi per “succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita”, e del giovane Christopher McCandlesse, che raggiunse le terre sconfinate dell’Alaska subito dopo la laurea, abbandonando tutto (amici, famiglia, telefonino, carta di credito), la cui storia vera ha ispirato, prima, Jon Krakauer per il libro “Nelle terre estreme”, poi, Sean Penn per la realizzazione del film di successo “Into the wild”. Luoghi selvaggi e incontaminati sono la meta tanto agognata per trovare un po’ di sollievo e, perché no, per cercare risposte riguardo l’esistenza, e per esplorare i labirinti della mente.

Per una visione ecocentrica

Questo stretto rapporto tra uomo e paesaggio è sempre più evidente, o per meglio dire, imprescindibile. E lo è ancor di più a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando iniziò a rivelarsi l’urgenza della questione ambientale e della fragilità degli ecosistemi del pianeta Terra. Si mostrò la necessità di creare una coscienza ecologica, che negli ultimi anni si è trasformata in “visione ecocentrica”. Partendo da questi e da altri input (come le analisi del filosofo Arne Naess “padre” dell’ecologia profonda e le riflessioni di Fritjof Capra connesse alle relazioni tra psiche, biologia, cultura evidenziate nel suo libro “La rete della vita”), nel 1989 si inizia a parlare di ecopsicologia.

All’origine di tutto c’è l’incontro di un gruppo di accademici di Berkeley interessati a creare interrelazioni più strette fra counseling, psicologia verde ed ecologia trans personale, una sorta di punto di contatto non solo intellettuale, ma anche pratico. Con gli apporti di Theodore Roszak, autore di “The voi ce of the Earth”, pubblicato nel 1992, e del già citato Fritjof Capra, l’ecopsicologia inizia a diffondersi. “L’ecologia ha bisogno della psicologia e la psicologia ha bisogno dell’ecologia”. Anche in Italia emerge l’interesse per questa disciplina innovativa, come ha dimostrato il convegno internazionale “L’uomo e il paesaggio”, organizzato nel 1999 a Riomaggiore, in cui, per la prima volta nel nostro paese, si parla ufficialmente di ecopsicologia. Tra i promotori di questo simposio, vi sono Nives Riva e anche Marcella Danon. Quest’ultima è di fatto una pioniera italiana di questa disciplina.

La Psicologia incontra L’ecologia

«La definizione dell’ecopsicologia si è evoluta col tempo. Semplificando, si può dire che l’ecopsicologia non è altro che l’incontro tra ecologia e psicologia, perché ognuna aiuta l’altra a fare meglio il proprio lavoro. Quindi, l’ecologia aiuta gli psicologi a rendere i pazienti più introspettivi, facilitando questa introspezione in un habitat naturale. La psicologia aiuta l’ecologia a trovare modalità di comunicazione più accattivanti, in modo da non cadere nei concetti connessi ai sensi di colpa, al catastrofismo e a certi approcci usati in passato dai movimenti ambientalisti. Gradualmente, l’ecopsicologia si è trasformata in una professione, che promuove autorealizzazione e coinvolgimento attivo nella società, basata su una visione del mondo più ampia, in cui è centrale anche il ruolo di ciascuno di noi». Marcella Danon sottolinea, inoltre, comesia diventata portavoce di una visione eco-centrica.

Da questa prospettiva viene trasformato e superato quell’antropocentrismo tipico del passato, che vedeva l’uomo al centro di tutto. La visione ecocentrica, invece, non considera l’essere umano come il padrone del pianeta, o all’estremo opposto come lo sfruttatore della terra, bensì come sua parte integrante. Noi, in altre parole, siamo strettamente connessi con ogni altra forma di vita e con l’ambiente di cui facciamo parte; non c’ è separazione, è una visione perfettamente in armonia con le filosofie orientali, e quindi con lo Yoga: tutto è collegato, tutto è interrelato, non c’è separazione tra materia ed energia, ma c’è un’unica fonte che vibra a differenti frequenze e si manifesta sotto vari aspetti.

«Il punto è che abbiamo dimenticato, o meglio, non abbiamo ancora recuperato, è la consapevolezza di essere parte integrante dell’ambiente» sottolinea Marcella e prosegue notando che «alcuni scienziati utilizzano la metafora dell’essere umano come sistema nervoso del pianeta Terra dove ogni singolo individuo è visto come un neurone. Molto bella l’immagine che ne dà il cosmologo Brian Swimme, che afferma come l’Universo non sia semplicemente un luogo, ma una storia, in cui siamo immersi, a cui apparteniamo e di cui siamo co-creatori. Questa è una visione eco-centrica. L’ecopsicologia accompagna un processo di risveglio partendo dalla domanda “chi sono io?” e attingendo alla psicologia umanistica, in modo da agevolare la connessione creativa e consapevole con “la rete della vita”».

Intelligenza ecologica

L’ecopsicologia, sin qui, può apparire una disciplina molto astratta. In realtà, è uno strumento contemporaneo che può aiutare l’evoluzione, sia dell’individuo, sia della società nel suo complesso. Più precisamente: «A livello individuale chiarifica alla persona alcuni importanti quesiti, come: Chi sono? Cosa mi piace fare? Che cosa posso fare per gli altri, per dare senso alla mia vita? Rafforza la consapevolezza del proprio potere personale, come preludio per un impegno attivo. Inoltre, l’ecopsicologia aiuta a coltivare l’idea secondo cui nessuno di noi è troppo piccolo per cambiare le cose e aiuta a creare un percorso preciso, sequenziale a chi intende sviluppare consapevolezza personale ed etica ambientale». L’ecopsicologia offre in pratica una sorta di mappa che permette di coordinare e far fruttare tutte le esperienze precedenti già vissute e apprese.

L’ecopsicologia aiuta a creare una maggiore consapevolezza. «Crea proprio una connessione fra il lavoro fatto su di sé e l’ambiente e crea al contempo nuovi stili di vita più rispettosi della natura, in una relazione di collaborazione reciproca», sottolinea Marcella. «L’ecopsicologia invita a cavalcare tutti i risultati raggiunti dalla tecnologia, integrandoli però con una buona dose di quella che Daniel Goleman chiama “intelligenza ecologica”, cioè la consapevolezza che ogni nostra azione va ad impattare su qualcos’altro».

Nel paradigma dell’intelligenza ecologica ritroviamo così la necessità di recuperare il rapporto con la natura, spezzando quel senso di alienazione manifestatosi a partire dal Novecento che causa disagi e malesseri. Ritrovare la connessione con la natura – esterna e interna – è tra gli obiettivi dei percorsi offerti dall’ecopsicologia. Una disciplina che sprona a responsabilizzarci verso noi stessi e verso la realtà che ci circonda.

Intraprendere un percorso di ecopsicologia significa sviluppare una maggiore empatia verso il proprio sé e verso l’ambiente. Si acquisisce una migliore capacità di ascolto e questo migliora le relazioni interpersonali, oltre che il rapporto con se stessi. L’approccio non è individualistico egoistico, ma partendo dalla conoscenza di sé si percepisce il legame con la società, con il pianeta, con “qualcosa” di più gran
de. Ognuno fa parte di un contesto più ampio e ognuno apporta in questo contesto le proprie capacità, i propri saperi, il proprio essere. Sono tutte idee che ritroviamo nella millenaria filosofia dello Yoga, che considera l’essere umano parte integrata del Tutto: per questo ogni nostra azione dovrebbe tendere al bene universale senza trascurare gli altri.

Una nuova professione trasversale

Molti psicologi, psicoterapeuti, counselor hanno iniziato ad avvalersi del l’ecopsicologia, inserendola nel proprio lavoro attraverso percorsi ed esercizi ad hoc, per esempio, utilizzando l’ambiente naturale come setting. Lo studio racchiuso tra quattro mura viene sostituito da un parco, un giardino, un prato: un cambiamento di luogo che può aiutare le persone introverse e chiuse ad aprirsi al mondo. Ecopsiché, la Scuola di ecopsicologia fondata da Marcella Danon, propone vari percorsi formativi di evoluzione personale in natura rivolti non soltanto a psicologi, counselor, naturopati, educatori ambientali, formatori, che vogliono arricchire la propria professionalità con competenze di “ecotuning”, ma indirizzati anche a tutti coloro che vogliono imparare a vivere e a condurre attività coinvolgenti “nella natura, con la natura, per la natura”.

C’è la possibilità di seguire seminari in varie zone d’Italia e anche all’estero, oltre che corsi elearning e via mail. Tra questi ultimi rientra “Ecocentering”, un cammino formativo articolato in tre fasi, ovvero:
• CENTERING – la conoscenza di sé: “Cosa voglio dalla vita?”
• TUNING – l’incontro con gli altri: “Di cosa ho bisogno per dare il meglio di me?”
• WIDENING – l’espressione concreta del proprio potenziale: “Cosa vuole la vita da me?”
Un percorso che integra fra loro psico sintesi, ecopsicologia e psicologia transpersonale. Ma tutti possono avvicinarsi all’ecopsicologia, grazie a gite nella natura, e a incontri con antiche pratiche e culture che aiutano a ricreare le profonde connessioni fra dimensione interiore e ambiente esterno.

A cura di: Silvia C. Turrin
Fonte: Vivere lo Yoga