La pratica dello Yoga ai giorni nostri è sempre più spesso uno spazio ritagliato tra gli impegni quotidiani, una sorta di “pronto soccorso” per quando lo stress ci attanaglia. Questa disciplina possiede il raro dono di ritemprarci nel corpo e nell’anima, di sciogliere le tensioni mentali, di ridarci positività e vitalità. Ma per godere al meglio dei suoi benefici è molto importante iniziare in maniera corretta.
Il tempo dedicato allo Yoga deve essere collocato a un livello diverso, superiore rispetto alla problematica, affannosa normalità della routine quotidiana, in cui spesso anche il cosiddetto tempo libero acquista il carattere prescrittivo del dover essere, dell’impegno inderogabile, del conformarsi alla norma. La pratica è prima di tutto piacere, benessere, gioia: allora diventa il momento più importante della giornata, da cui attingere la forza vitale per ogni nostra occupazione, dal lavoro alle relazioni personali. Per praticare sono necessari indumenti comodi, il tappetino, uno spazio adeguato, e possibilmente lo stomaco vuoto: con questi accorgimenti potete partire per questo fantastico viaggio, che può durare pochi minuti o qualche ora. Cominciate a bruciare dell’ottimo incenso, abbassate le luci, circondatevi di candele, ascoltate una musica rilassante, ma ciò che conta veramente è la concentrazione su voi stessi.
Sedetevi in una posizione comoda a gambe incrociate. Procedete ad una accurata pulizia delle narici (vayu neti 2), quindi cominciate a prendere consapevolezza della vostra base d’appoggio, dei punti di contatto col pavimento, della simmetria degli ischi. Portate il bacino in leggera anteroversione (proprio così, il baricentro si sposta un pochino in avanti) e rivolgete l’attenzione alla colonna vertebrale, partendo dal coccige: la sentite ergersi, flessibile e sinuosa come lo stelo di un fiore, diritta ma non rigida. Le spalle sono morbide, le braccia rilasciate, i palmi delle mani appoggiati alle ginocchia. Ora raddrizzate il collo – come fanno le tartarughe quando tirano fuori la testa dal guscio – abbassando leggermente il mento verso lo sterno e sentendo la sommità del capo aspirata verso l’alto, attraversata da un ideale filo d’oro che ci aggancia ad una stella, sollevandovi verso il cielo.
Rilasciate pian piano i muscoli del viso: il mento; le labbra appena socchiuse; le guance, internamente ed esternamente morbide; la lingua, che si appoggia sul palato; il naso; le orecchie; gli zigomi; le tempie; le palpebre, non serrate; le sopracciglia; la fronte, distesa; l’attaccatura dei capelli, tutto il cuoio capelluto. Sperimentate la calma, regale immobilità del chakravartin 1, appena interrotta dal leggero movimento respiratorio. Il respiro spontaneo, che entra ed esce tranquillo dalle vostre narici, pian piano si interiorizza, allontanandovi da preoccupazioni, fatiche, paure, impegni che vi aspettano al varco, ma non qui, non ora.
Ora è un dilagare di pace che vi pervade piacevolmente. Le mani si portano davanti al cuore in anjali mudra, i palmi vicini ma non serrati. Andate a cercare, proprio al centro di voi stessi, alla fonte del vostro sé più profondo, il sorriso interiore: una capocchia di spillo luminosissima che pian piano si espande nel torace e sale ad illuminare il vostro sorriso e lo sguardo, rendendovi radiosi. Ora il mento si solleva nell’inspirazione, mentre abbassandovi fino a sfiorare con la fronte il pavimento espirate, ripetendo per tre volte il saluto di pace: shanti, shanti, shanti. Siete pronti per iniziare la vostra pratica: adesso potete affrontare una potente sequenza fisica o una meditazione trascendentale, questo spazio e questo tempo ora sono solo vostri.
- Posizione 1
- Posizione 2
- Posizione 3
- Posizione 4
A cura di: Gabriella Menarini
Fonte: Vivere lo Yoga




