LA NASCITA DI HANUMAN
Nella tradizione letteraria indiana esiste la storia di un semidio che personifica la saggezza, l’onestà, la forza e soprattutto la fede: Hanuman. Un giorno la bellissima ninfa celeste Punjikasthala per una maledizione s’incarnò in una scimmia, Anjana, che sposò Veerakesari, un’eroica scimmia; i due non potevano avere figli. Invocarono a lungo Shiva e Parvati che, dopo tante preghiere, li ascoltarono e promisero loro che, con l’aiuto di Vayu, Dio del vento, avrebbero avuto un figlio forte e fedele. Secondo una prima tradizione, un giorno Vayu sollevò le vesti di Anjana e affascinato dalla bellezza del corpo della ragazza la penetrò senza toccarla (in quanto vento) concependo il figlio tanto desiderato.
In un’altra tradizione invece Shiva indicò ai due sposi un albero di mango il cui frutto, una volta che fosse stato offerto da Vayu, avrebbe concepito nel ventre di Anjana un figlio. I due sposi si recarono presso l’albero dove il vento, piegando un ramo, consentì ad Anjana di cogliere e mangiare il frutto che diede origine ad Hanuman. Un’altra leggenda lega la nascita di Hanuman a quella di Rama. Nel Ramayana di Valmiky si narra infatti che il re di Ayodhya, Dasharatha, stava compiendo severe austerità e incessanti riti per ottenere la nascita di un figlio. Shiva, compiaciuto di quella devozione, fornì al re tre porzioni di cibo sacrificale affinché le facesse mangiare alle sue tre mogli: Kausalya, Sumitra e Kaikeyi. Ma a Kaikeyi fece cadere la propria parte che Vayu fece volare fino ad Anjana, intenta in preghiera; ella mangiò il frutto e concepì Hanuman. Il nascituro si dimostrò subito vivace e talmente vorace che un giorno, vedendo il sole e credendolo un frutto, cercò di prenderlo e mangiarlo. Indra, il Signore della Folgore, si arrabbiò per quel gesto e lo colpì con un fulmine gettandolo a terra. Il piccolo, nella caduta, si ruppe la mandibola prendendo così il nome di Hanuman (hanu in sanscrito significa mascella). Hanuman era forte e veloce (volava come il vento, suo padre), ma a causa di una maledizione di Brahma, che lo aveva punito per aver disturbato la meditazione di alcuni santi, non era consapevole dei propri poteri finché qualcuno non glieli rammentava.
HANUMAN E IL SUO MAESTRO SURYA
Hanuman, alla ricerca di un maestro onnisciente, portò il suo corpo in orbita attorno al sole (Surya) chiedendogli di accettarlo come discepolo. Surya rifiutò poiché sarebbe stato impossibile per lui imparare qualcosa con il sole in continuo viaggio sul suo carro. Per nulla preoccupato da questa spiegazione, Hanuman ingigantì il suo corpo; pose una gamba a occidente e l’altra a oriente, con la faccia rivolta al sole, e ripeté la sua richiesta. Compiaciuto della sua insistenza, Surya accettò; Hanuman allora lo seguì in tutto il suo percorso, e apprese tutto il suo sapere. Quando Hanuman offrì a Surya la sua ‘guru-dakshina’ (tributo al maestro), questi rifiutò, affermando che il piacere di insegnare ad un allievo esemplare era il miglior tributo; Hanuman insistette e Surya accettò a condizione che aiutasse Sugriva, suo figlio spirituale.
HANUMAN E LA FIDUCIA
Nell’atteggiamento di Hanuman possiamo riconoscere il grande sentimento della fede, la fiducia assoluta in ciò che sarà. Egli diventa un semidio, re degli esseri semidivini con fattezze e movenze di scimmia; può cambiare aspetto, il suo modo di battersi è imprevedibile, sorprende sempre i propri avversari facendoli scoprire nei loro punti deboli, ma senza mai offrire un facile bersaglio: è la tecnica, che prevale sulla forza bruta. Sebbene la sua vita sia costellata da maledizioni e problemi assai complessi da gestire, egli agisce sempre senza mai dubitare della forza che lo guida e la sua buona fede lo ricompensa rendendolo tra le divinità più venerate dell’intera razza umana.
La fede è un meccanismo interiore che mette Hanuman nelle condizioni di aprire il cuore senza limiti restando nella certezza di vivere esperienze che siano solamente evolutive. Hanuman in ogni sua battaglia non dubita, focalizza la meta senza distogliere l’attenzione dall’obiettivo che si è prefissato; i problemi che incontra nel percorso diventano opportunità, elementi da trasmutare. Se anche solo per un attimo venisse colto dal dubbio, la sua fede crollerebbe: il tragitto diventerebbe impraticabile e la meta impossibile da raggiungere. La storia di Hanuman rispecchia simbolicamente le vicende di molti di noi e insegna che la fiducia è un elemento di forza da coltivare. La fiducia non è solo uno stato psicologico ma una condizione che ha origine dal modo in cui ci si percepisce anche attraverso il corpo.
Quest’esperienza parte dalla sensazione di accoglienza della madre alla nascita e successivamente si trasforma da emozionale in mentale. Il sostegno emotivo ma anche fisico elargito da genitori ed educatori nell’infanzia diventerà fiducia in sé e successivamente fiducia negli altri e nella vita. Senza fede si entra facilmente in un vortice di pensieri distruttivi e lo spettro del fallimento sarà sempre in agguato. Ma anche coloro che non hanno ricevuto tale supporto emotivo infantile potranno ricercare questo atteggiamento positivo: aprire il cuore e la mente, guardare la realtà senza giudizio e senza separazione, cogliere la trama sottile che governa il percorso di ognuno: la fiducia è uno stato interiore, una percezione tangibile del proprio stato di divinità, che ci connette con la realtà.
“La fede è conseguenza di un’aspirazione, di un’anelito dell’animo… Chi ha fede ha già un piccolo contatto con l’anima, contatto che si trasforma in una ricerca, e in questa ricerca si mettono in discussione i presupposti della fede stessa… Con la ricerca si passa alla conoscenza, che si basa sull’esperienza. Grazie a questo percorso si arriva a eliminare le sovrastutture legate all’ego, per giungere al messaggio essenziale che va al di là di ogni religione particolare e che ti fa entrare in una religione universale… Attraverso l’esperienza, si giunge quindi alla Vera Fede, che è la fede unita alla conoscenza sviluppando una fiducia totale con il divino: non c’è più dubbio…” Chi non ha fiducia non sa lasciarsi andare, non ha radici solide, non sente il suolo sotto i piedi, non si arrende all’amore.
LA FIDUCIA E LO YOGA
Lo Yoga ci aiuta a recuperare il contatto con il corpo e con il centro del cuore per far rinascere la sensazione di essere sostenuti all’interno di se stessi. Pensiamo a un’asana d’equilibrio. Dal punto di vista simbolico ogni forma apparentemente precaria necessita della ricerca di una buona stabilità senza la quale il corpo non potrebbe essere sostenuto. Il lavoro sul piano fisico, individuando un punto fisso sul quale fissare lo sguardo, influenza positivamente anche il piano psicologico ritrovando la centratura e di conseguenza la fiducia. Nella pratica è importante crearsi un punto e fissarlo, sentire il fluire del respiro che dal punto esterno arriva a sé e viceversa. Il percorso verso la stabilità (fisica ed emozionale) può sembrare lento e difficile, ma certamente, con la costanza e la motivazione che ci spingono a una buona pratica, otterremo risultati sorprendenti: stare sull’appoggio di un solo piede sarà come essere un albero, ben radicato alla terra, ma con le possibilità di “spingersi” verso alte e altre direzioni. Anche la forza che alcune asana richiedono è elemento di rafforzamento della fiducia: la presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie possibilità consente di allentare le maglie che soffocano il contatto con la nostra essenza favorendo così anche la ricerca spirituale.
HANUMANSANA
In piedi a gambe divaricate espirando ruotate il piede sinistro verso l’esterno. Inspirando sollevate le braccia sulla linea delle spalle ed espirando flettete i gomiti portando i palmi delle mani rivolti verso l’alto, la testa ruotata a sinistra. Inspirando, sollevate le braccia portando le mani sulla linea della testa e ruotate il capo in avanti.
SANJANASANA
Con le gambe divaricate, inspirate allungandovi verso l’alto; espirando flettete le ginocchia e portate i pugni chiusi sulle cosce. Cercate di mantenere allineato l’asse testa – coccige.
JARASANDHASANA
In piedi con le gambe unite, inspirando, sollevate le braccia in avanti e durante l’espirazione flettete il busto in avanti, mentre la gamba destra sale indietro tesa. Inspirate ed espirando piegate il ginocchio destro portando il piede verso l’alto e contemporaneamente flettete il braccio destro. Ripetete la forma sull’altro lato mantenendo gli stessi tempi.
DURYODHANASANA
Inspirando allungate il busto verso il cielo ed espirando allungate indietro la gamba destra appoggiando il piede a terra; la gamba sinistra si flette. Nell’inspirazione tendete le braccia in alto e chiudete i pugni; con una vigorosa espirazione piegate il braccio destro: il pugno è davanti al centro del petto. Ripetete la forma sull’altro lato mantenendo gli stessi tempi.
SUTASANA
In posizione eretta con le gambe divaricate congiungete le mani dietro la schiena con le dita rivolte verso l’alto. Inspirando ruotate il busto verso sinistra e ruotate il piede sinistro. Espirando flettete il ginocchio. Inspirate e allungate il busto verso il cielo; espirando piegatelo in avanti. La testa dapprima si appoggia sul ginocchio, nella seconda fase la spalla sinistra si appoggia sul ginocchio. Ripetete sull’altro lato, mantenendo gli stessi tempi.
DARMIKASANA
Portatevi in ginocchio, inspirando allungate il busto verso l’alto ed espirando dapprima appoggiate a terra le mani distendendo le braccia, poi portate a terra la fronte. La schiena si allunga e il petto spinge verso il suolo.
VAJRASANA
In ginocchio inspirate e tendete il busto verso l’alto sollevando le braccia; espirando spingete indietro spalle, busto e gambe.
VIRASANA
Sedetevi a terra tra i due talloni. I piedi avvolgono i glutei e la schiena è ben diritta. Dapprima le mani si giungono davanti al petto per qualche respiro poi scendono sulle cosce.
NAVASANA
Seduti con le gambe distese, inspirando, sollevate le gambe e le braccia. Ricercate l’equilibrio a terra con il bacino che bilancia le forze.
PRNASANA
Portatevi a sedere sui talloni e intrecciate le dita delle mani dietro la schiena. Inspirando allungate bene le braccia staccandole dal dorso. Espirando flettete il busto in avanti appoggiando dapprima il ventre sulle cosce poi il petto e infine la testa a terra. Le braccia sono rilassate al suolo.
BARADVAJASANA
Seduti con le ginocchia piegate portate la gamba destra in avanti con il tallone verso l’osso pubico e la sinistra indietro con il piede che aderisce al gluteo. Afferrate il piede destro e, se possibile, appoggiatelo sull’inguine sinistro, altrimenti lasciatelo a terra. Inspirando, piegate il braccio destro e portatelo dietro la schiena; espirando ruotate il busto verso destra. Lo sguardo è rivolto oltre la spalla destra. La mano destra afferra le dita del piede (o rimane con il dorso sul punto vita) e la sinistra si appoggia sul ginocchio destro.
KURMASANA
Dalla posizione precedente piegate le gambe e unite le piante dei piedi portandoli un poco più distanti dal bacino. Inspirando allungate il busto verso l’alto ed espirando scendete con il busto e la testa verso i piedi. Infilate le braccia tra le gambe e con le mani afferrate i piedi.
A cura di: Silvia Ornaghi
Fonte: Vivere lo Yoga












