Eka pada Rajakapotasana – Fare pace con la vita

Eka pada Rajakapotasana – Fare pace con la vita

Twitter, Facebook, Blog e Social Network sono carichi di messaggi che manifestano ansia, disagio, fatica. L’insoddisfazione, che a volte sconfina in vera e propria infelicità nei confronti della propria vita, è diventato uno stato mentale condiviso, un sentimento ricorrente, la musica di sottofondo del nostro vivere. L’età adulta arriva all’improvviso, il giorno in cui invece di guardare avanti, pensando a ciò che faremo nella vita, iniziamo a guardare indietro, a tutto ciò che non abbiamo fatto.

Ed è allora che l’insoddisfazione diventa il nostro compagno di viaggio. E da quel momento iniziamo a fare lunghi elenchi delle opportunità mancate, delle scelte sbagliate, dei torti che abbiamo subito, e di tutto ciò che la vita non ci ha dato. Il tutto mirato alla ricerca di un colpevole, o del momento in cui la nostra vita ha cominciato a degenerare ed ha avuto inizio il nostro cammino di sofferenza. E quando lo troviamo, quel momento, o quel colpevole, ecco che iniziamo a sentirci in credito nei confronti della vita che ci ha riservato una sorte non piacevole. Se fate una piccola indagine, domandando ai vostri conoscenti un parere sull’argomento, scoprirete che tutti pensano di aver subito un torto (o più di uno) e se provate a mettere a confronto le esperienze altrui, vi accorgerete che la percezione delle sofferenze personali è sempre più marcata di quelle subite dagli altri e questo genera inevitabilmente l’aspettativa di un bonus, un risarcimento morale.

Pensate per un istante a quante volte avete affermato: “non è giusto!”… Può sembrarvi strano ma è proprio da frasi come queste che scaturisce la nostra vera condanna, perché, inevitabilmente, ci sediamo ad aspettare la ricompensa. Ci convinciamo sempre di più che la nostra felicità è legata a quel momento di gloria mancata che di certo tornerà… O almeno così crediamo e, invece, non arriva. Gli anni passano e i risentimenti crescono. Per il nostro bene sarebbe più semplice dimenticare e cancellare dalla nostra mente le aspettative ma, al contrario, ogni giorno che passa fa crescere l’insoddisfazione e diventiamo gradualmente più rancorosi, più chiusi, e sempre più convinti che la vita ce l’abbia con noi, che ci sia un disegno divino dietro le nostre presunte sfortune. La “vita” ci ha deluso e noi la odiamo per questo. E così i giorni diventano mesi, i mesi anni, e la vita ci scorre davanti, mentre noi vediamo solo il grigiore dei giorni sempre uguali, sempre in attesa. Sempre arrabbiati. Questo rancore, in realtà, è la nostra tomba.

Tutti vorremmo scaricare sugli altri i nostri insuccessi e tutti vorremmo un capro espiatorio da immolare sull’altare della fortuna per cambiare il corso della nostra esistenza, ma questo accade perché ci rifiutiamo di apprezzare tutte le cose belle e positive che abbiamo incontrato sul nostro cammino e, anche nei rari casi in cui la bilancia effettivamente penda dalla parte dei torti, picchiare i piedi per terra non cambierà lo stato delle cose. Il risarcimento che aspettiamo, non arriverà e il momento di gloria mancato potrebbe non tornare… Anzi, non tornerà sicuramente se restiamo sul divano a piangerci addosso. L’unico modo di “pareggiare i conti con la vita”, è lasciare andare il passato. Lasciare che sia per noi solo quello che effettivamente è: passato. Non possiamo modificarlo, e soprattutto non abbiamo alcun modo di sapere quale sarebbe stato il risultato finale di una nostra scelta differente.

I successi, come gli insuccessi, plasmano le nostre azioni future e questo porta a scelte radicalmente diverse. Forse, aver fallito, ha favorito alcuni episodi che altrimenti non sarebbero mai accaduti. Tutte le nostre elucubrazioni mentali sono basate su ipotesi, su eventi mai accaduti e teorie che mai troveranno un riscontro nella realtà. L’unico modo per trovare la serenità è fare la pace con ciò che è stato, fare la pace con la vita. Il nostro passato ci ha consentito di arrivare dove siamo ora, è la palestra che ha allenato i nostri muscoli per combattere oggi. Niente di più. Dobbiamo lasciare che il veleno del rancore esca da noi perché ci impedisce di vivere il presente con serenità e gratitudine. Alleggeriti dal rancore, dal dolore e dall’attesa spasmodica di “qualcosa che non arriverà mai”, riusciremo finalmente a lasciarci andare lungo il flusso della vita, ascoltando le sue meraviglie, e vivendo in armonia con i nostri giorni. Solo allora, quando sapremo vivere con gratitudine il presente, avremo il nostro vero risarcimento, il nostro premio. E scopriremo che era sempre stato lì ad attenderci.

Trikonasana

Le gambe sono divaricate, il tallone del piede anteriore in linea con l’arco del piede posteriore, la colonna vertebrale è distesa, i lati del busto sono adagiati simmetricamente. La mano a terra poggia delicatamente, la sinistra è attiva. Il collo è disteso, lo sguardo è rivolto verso l’alto.

Posizione 1

Parivrtta Trikonasana

Il peso del corpo è ben distribuito su entrambi i piedi. Le gambe sono attive e ben distese, le creste iliache sono in linea. La colonna è allineata, i lati del busto si allungano simmetricamente.

Posizione 2

Adho Mukha Svanasana (Variante – Cane Stanco)

Le ginocchia poggiano a terra, le braccia sono distese e a terra. Il centro del petto poggia sul pavimento. La colonna è in allungo.

Posizione 3

Anjaneyasana (Variante)

La tibia della gamba avanti è perpendicolare al pavimento, il bacino spinge in avanti. Il braccio destro spinge indietro e verso l’alto, lo sguardo lo segue. Il centro del petto cerca il soffitto. La mano sinistra poggia sul tallone sinistro. Il ginocchio sinistro è a terra.

Posizione 4

Parivrtta Anjaneyasana (Variante)

L’avambraccio destro poggia a terra, la mano sinistra prende il piede destro e lo avvicina al gluteo destro. Il bacino spinge in avanti. Il centro del petto si apre completamente a sinistra.

Posizione 5

Salabhasana

Le spalle ruotano all’indietro, le scapole sono accollate alla schiena. Le braccia sono sollevate con i palmi aperti verso l’alto. Le gambe sono sollevate. Il collo è in linea con la colonna vertebrale.

Posizione 6

Bhujangasana

Le dita delle mani sono divaricate, il peso è equamente distribuito su tutta la mano. Le spalle sono ruotate indietro, le scapole ben accollate alla schiena. La gabbia toracica è espansa. Il tratto lombare è disteso e il coccige radicato verso i talloni.

Posizione 7

Dhanurasana

Le mani afferrano le caviglie, il tratto cervicale è disteso, le caviglie spingono l’una verso l’altra, le gambe spingono i talloni lontano dai glutei, sollevando in questo modo il busto e le ginocchia. Il torace è espanso.

Posizione 8

Ustrasana

Le anche sono in linea con le ginocchia. I femori sono perpendicolari a terra. Il coccige spinge in avanti in modo da distendere la parte bassa della schiena. La testa è rovesciata all’indietro.

Posizione 9

Eka Pada Rajakapotasana (Variante)

Entrambe le ginocchia sono in linea con le rispettive anche, le creste iliache superiori sono allineate; il collo del piede sinistro poggia nell’incavo del braccio sinistro. Il braccio destro si solleva e flettendosi la mano destra incontra la sinistra. Il collo è disteso e in linea con la colonna vertebrale.

Posizione 10

Eka Pada Rajakapotasana

Le ginocchia sono in linea con le anche, le creste iliache superiori sono allineate. Il coccige ruota verso terra. La colonna vertebrale si distende verso l’alto prima di flettersi all’indietro. La tibia sinistra è perpendicolare al pavimento, il piede sinistro incontra la sommità del capo. Il braccio sinistro si solleva verso l’alto e flettendosi va ad afferrare con la mano il piede sinistro. Il braccio destro, passando dietro la schiena, va ad afferrare il piede destro.

Posizione 11

A cura di: Elisa Francese
Fonte: Vivere lo Yoga